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giovani italiani all’estero 

Con tre clic in Rete il dottorato in biotecnologie a Copenhagen

Donatella Francesconi
Con tre clic in Rete il dottorato in biotecnologie a Copenhagen

Andrea Barghetti, 33 anni, in Danimarca si occupa  di terapie cellulari per sconfiggere le malattie

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È l’Europa della ricerca scientifica all’avanguardia la tappa, oggi, del viaggio del Tirreno alla ricerca di viareggini di età compresa tra i 25 ed i 35/40 anni che vivano all’estero per studio o lavoro. Andrea Barghetti ha 33 anni ed abita dal 2012 a Copenhagen (Danimarca). Dove è approdato subito dopo aver conseguito la laurea in Biotecnologie all’università di Pisa, corso di studi scelto dopo il diploma di maturità al liceo Scientifico a Viareggio.

Cosa fai all’estero ?

«Circa un anno dopo la laurea ho iniziato un dottorato di ricerca all'università di Copenhagen. Adesso continuo a fare ricerca tra università e impresa privata e dalla genetica vegetale, di cui mi sono occupato durante il dottorato, mi sono spostato alle terapie cellulari per combattere le malattie umane».

Prima volta all’estero: studio, lavoro, o entrambi?

«Un’idea, quella di andarmene dall'Italia, che è nata dopo due esperienze di studio all'estero, prima a Tolosa e poi a Valencia, dove ho conosciuto il mondo della ricerca. Un mondo internazionale, fatto di centri dove essere straniero è più normale che essere del luogo. Un concetto riservato solo a chi ha capito che l'incontro tra persone con diversa formazione e cultura promuove lo scambio delle idee e l'innovazione. Un concetto che purtroppo a Pisa ancora stenta ad affermarsi».

È stato più semplice o più difficile che in Italia il percorso di accesso al lavoro? È più facile muoversi nel mercato del lavoro o no?

«L'opportunità l'ho trovata con tre "clicks" (solo tre): università di Copenhagen (uno...); lista degli annunci di lavoro (…due...); impieghi accademici (...tre!). Quindi dalla domanda, in meno di tre mesi, mi sono ritrovato coinvolto in un progetto di biologia molecolare finanziato da fondi danesi ed europei, diretto da un professore di appena 40 anni, circondato da colleghi danesi, spagnoli, francesi, indiani, cinesi, tedeschi e americani. In principio credevo sarei stato solo per qualche anno, sicuro che poi mi sarei spostato altrove. Ma poi, finito il dottorato, ho iniziato un nuovo progetto di ricerca, e poi un altro ancora. Lavorare non è mai stato un problema. La scorsa estate, terminato un ultimo contratto all'università, sono rimasto disoccupato per meno di tre mesi. In tale periodo i fondi di disoccupazione mi hanno coperto l'80% dello stipendio. Se fossi rimasto disoccupato, avrei potuto usufruirne per fino a due anni.

Ti senti straniero?

«Mi sento straniero, ma a Copenhagen essere straniero è una normalità. Si può vivere parlando inglese in qualsiasi occasione, senza suscitare alcuno stupore».

Come sei stata considerata/o da italiana/o: ha avuto un peso (positivo/negativo) o no?

«Professionalmente non ha avuto alcun peso, mentre a livello più superficiale posso dire che gli stereotipi che ci portiamo dietro sono principalmente positivi. Per non deludere le aspettative dovremmo esser tutti passionali, intenditori d'arte e di moda, cuochi e sommeliers».

Costo della vita: puoi o potresti permetterti lì cose che qui non avresti potuto se non sul lungo periodo, tipo un mutuo?

«In Danimarca il dottorato è già considerato un lavoro vero e proprio, e lo stipendio da ricercatore permette di vivere bene nonostante il costo della vita sia molto più alto che in Italia. Praticamente qua posso risparmiare ogni mese quasi quanto quello che guadagnerei con una borsa di dottorato in Italia».

Ti manca l’Italia? E Viareggio?

«Certamente alcune cose mi mancano. Dagli amici che ho lasciato, alle montagne, al sole, alla pizza e alla buona cucina. Ma mi manca qualcosa di ogni posto in cui ho vissuto. E quando sono in Italia, mi manca la Danimarca. Provo però sempre grande piacere nel mostrare le bellezze della Versilia agli amici o alla mia ragazza quando li porto a Viareggio in vacanza».

Pensi di tornare in Italia?

«Non ho programmi a lungo termine. Per il momento sono felice di stare in Danimarca e posso facilmente immaginarmi una vita fuori dall'Italia». —







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