Il Tirreno

Versilia

Sospesi i controlli della Capitaneria nelle aziende del marmo

Luca Basile
Sospesi i controlli della Capitaneria nelle aziende del marmo

Lo stop fino al 15 novembre, giorno dell’incontro a Firenze tra Regione, sindaci e associazioni di categoria

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PIETRASANTA. Controlli sospesi nelle aziende del lapideo della Versilia. Controlli, portati avanti dalla capitaneria di porto, che hanno messo nel mirino diverse attività. . La decisione, condivisa da più parti, è dunque quella di uno stop nei monitoraggi fino al prossimo 15 novembre quando i sindaci di Pietrasanta, Stazzema e Seravezza, associazioni di categoria, Cna e Cosmave, si recheranno in Regione per avere chiarimenti. Con il sindaco di Pietrasanta Alberto Giovannetti che, nel frattempo, ha incontrato il comandante della capitaneria di porto, Gianluca Massara, e il direttore marittimo della Toscana, controammiraglio Giuseppe Tarzia.

«L’obiettivo, in questa fase, era ottenere un momento di confronto e di chiarimento vista anche la mancanza di linee guida e di adeguamento ad una normativa poco chiara che sta mettendo in difficoltà soprattutto le piccole imprese del marmo. Non si può – ripete Giovannetti – fermare l’attività di un’impresa a causa di una interpretazione disarmonica tra quanto previsto e quanto applicato. Serve chiarezza per mettere in condizioni le aziende di lavorare con serenità. Abbiamo trovato grande disponibilità e questo è un punto di partenza importante».

Parole di sostegno alle ditte del marmo arrivano anche dal capogruppo del Pd Ettore Neri. «Quello che chiedono Cna e tutte le altre associazioni di categoria rispetto ai controlli, le sanzioni e i sequestri che vengono attualmente fatti dalla capitaneria di porto di Viareggio nei laboratori artigiani di marmo della Versilia, è giusto e sacrosanto soprattutto per quanto riguarda la richiesta di moratoria per le emissioni in atmosfera per le attività che hanno quantità minime di emissione. Trovo assurdo che si stia intervenendo addirittura utilizzando la polizia giudiziaria senza prima cercare un confronto con i sindaci locali, con le imprese, con le categorie, con le rappresentanze sindacali. Non si capisce con quale logica si sia voluto agire in modo da distruggere il sistema artigianale del marmo nel comparto Apuo-Versiliese non ragionando prima sulla tipologia delle nostre aziende, sui correttivi da apportare – precisa Neri –. Il risultato è che oggi, dalla mattina alla sera, si è messo in ginocchio un sistema produttivo che conta più di 400 aziende e poco meno di 2mila addetti e che innesca un indotto proporzionato. L’azione messa in atto ha il difetto originario di nascere come sistema punitivo e costrittivo nei confronti delle aziende, visto che deriva da un protocollo d’intesa sottoscritto con le procure della Repubblica di Massa e Lucca e basato pertanto su un preconcetto di illegalità e colpevolezza e non su un complessivo progetto di riordino, adeguamento e rilancio di un sistema produttivo che ci ha reso famosi, ammirati e rispettati nei secoli e nel mondo. Mi atterrisce il fatto che si trattino come delinquenti piccoli artigiani del marmo e che, al tempo stesso, si faccia proseguire come niente fosse l’attività della discarica di Cava Fornace. Il settore della trasformazione del marmo va salvaguardato e aiutato, non va criminalizzato e chi non lo conosce, prima di agire, dovrebbe avere l’umiltà di farsi consigliare da chi lo conosce bene».

«I controlli hanno riguardato gli scarichi idrici, i pozzi, la gestione dei rifiuti e le emissioni in atmosfera – ha detto Daniele Cardini, portavoce di Cna Marmo – e sono scaturiti sulla base del protocollo d’intesa sulla sicurezza del lavoro nelle cave e nelle aziende del settore marmo del distretto apuo-versiliese, firmato dalla Regione Toscana con le Procure della Repubblica di Massa e di Lucca nel giugno del 2016. Il punto più controverso è la richiesta di una pratica estremamente complessa per l’emissione in atmosfera, anche per quelle attività che hanno delle quantità minime di emissioni. Questa mancanza di autorizzazione viene considerato un reato penale, che non è estinguibile con una sanzione amministrativa, penalizzando un’intera categoria ed ingolfando i tribunali». Per questi motivi, la Cna chiederà a Regione Toscana l’inserimento del settore marmo nelle attività definite generali; inserimento che consente una semplificazione delle procedure con la previsione di un’ulteriore deroga per le attività minime.

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di Redazione web