Il Tirreno

Versilia

Gli studenti del Chini: "Ecco perché molti di noi non sono entrati"

Matteo Tuccini
Il liceo Chini di Lido di Camaiore
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Il liceo Chini di Lido di Camaiore

Lido di Camaiore, più della metà dei ragazzi sono tornati a casa venerdì mattina: "Poca chiarezza dalla scuola sullo sciopero"

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LIDO DI CAMAIORE. Fa discutere, e non poco, quanto accaduto venerdì 25 al liceo Chini. Più della metà degli studenti, credendo che lo sciopero indetto dai sindacati impedisse lo svolgimento regolare delle lezioni, sono tornati a casa. Ma la scuola era aperta e ora chiede la giustificazione al rientro in classe di domani. I ragazzi, però, non ci stanno. Scrivono una lettera indirizzata alla dirigente scolastica Monica Biagi, in cui parlano di poca chiarezza dall’istituto sul fatto che ci fosse o meno l’attività didattica regolare. E chiedono di essere dispensati dalla giustificazione.

«Venerdì – si legge nella lettera – noi studenti del liceo Chini, come ogni normale mattina, siamo andati a scuola. Abbiamo, però, trovato i cancelli chiusi, senza sapere cosa stesse succedendo (visto che, oltre allo sciopero, la sera prima c’era stato un terremoto). Successivamente sono stati appesi dei cartelli alla porta d’ingresso dell’edificio scolastico con su scritti i nomi di due classi che sarebbero entrate alle 9. Visibili a malapena dagli studenti che si trovavano di fronte al cancello, come i suoni di alcune campanelle ad orari diversi, sentiti principalmente da loro. Abbiamo atteso 20 minuti, nell’incertezza, senza sapere cosa stesse succedendo. Va sottolineato che erano presenti anche studenti con le stampelle o in carrozzina, purtroppo bloccati e spinti dalla calca. Dopodiché una collaboratrice scolastica ha aperto i cancelli, dicendo di entrare, non avendo né a disposizione un megafono né avendo tantomeno gridato. È stata sentita solo dagli studenti vicini, che sono entrati ma sono subito tornati indietro, dopo aver sentito i ragazzi rimasti fuori gridare all’unisono “fuori! fuori! ”: azione discutibile, ma legittima. Gli studenti chiedono chiarezza, in primis, non direttive attraverso un semplice passaparola».

«Nessuno – prosegue la lettera – se n’è, però, andato fin quando una professoressa ha fatto dei gesti, interpretati dagli studenti come un invito, appunto, ad andarsene. Sinceramente, come darci torto? In una situazione d’incertezza e caos, in una giornata di sciopero, uno studente che vede un’insegnante (sulle scale, visibile anche da lontano, quindi da tutti) fare certi gesti, di certo non si pone domande: questa mattina la scuola è chiusa. Certo, magari prima potevamo chiedere, ma come si può pretendere ciò da una massa di più di 800 studenti, la cui unica informazione certa è quel gesto di cui si parlava prima? A quel punto più della metà degli alunni se ne sono andati: i pochi rimasti si sono avvicinati ai cancelli, per saperne di più, ed hanno scoperto che invece la scuola era aperta. Tra l’altro erano presenti solo due collaboratori scolastici, come avrebbero potuto gestire più di 900 studenti?».

«Tutto questo – proseguono gli studenti – si sarebbe potuto evitare con un semplice megafono ed un professore o, ancora meglio, la dirigenza scolastica a fare chiarezza sulla situazione. Questo, a nostro avviso, non può passare come un avvenimento “normale”. Ricordiamoci che la scuola è un’istituzione e come tale deve comportarsi. Oltre che dal corpo docenti ed i collaboratori scolastici la scuola è popolata soprattutto da studenti, che la vivono quotidianamente. Gli studenti, sono, prima di tutto, persone e come tali meritano rispetto. Visto il malinteso – è la conclusione dei ragazzi che hanno inviato la lettera alla dirigente scolastica – ci sembrerebbe opportuno non richiedere la giustificazione e spereremmo in un miglioramento dell’organizzazione per evitare simili avvenimenti in futuro».

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