Sicurezza
Del Dotto dalla Leopolda «Ci sono, ma resto nel Pd»
Il sindaco di Camaiore ha dato il suo supporto all’evento di Matteo Renzi «Il Pd veda in questo luogo un posto dove trovare alleati e non nemici»
Alessandro Del Dotto ieri era alla Leopolda. Una presenza destinata a far discutere. Il sindaco di Camaiore spiega come e perché era alla convention di Renzi.
«Chiariamo una cosa: io ho la tessera del Pd. Italia Viva, Renzi e il partito democratico sono tre cose diverse. Il messaggio che dobbiamo cogliere è «Caro Pd, lì dentro dobbiamo trovare alleanze e non contrapposizioni. Li dentro ci sono persone con cui dobbiamo tenere rapporti». Chi prova a ridurre la Leopolda a un semplice atto fondativo di un nuovo soggetto politico (magari invitando a disertare) commette un errore di visione politica. È innegabile la “mutazione genetica” n questi dieci anni di evento: dalla rottamazione al governo, dal referendum all’opposizione parlamentare. Chi ha vissuto e seguito la Leopolda sin dalle origine non può che confermare che lo spirito è cambiato. Ma questa è vera la forza: un tentativo di imporre alla politica la necessità del cambiamento e della messa in discussione degli assetti, senza che ciò avvenga una volta e per sempre, bensì predicando il cambiamento come una necessità per la sopravvivenza della missione che politica stessa cerca nel Paese.
Quando Renzi, il venerdì sera, ha ricordato che «la Leopolda è lo spazio nel quale chi viene non ha paura a dire ciò che pensa» non ha fatto altro che tenere ferma l’identità di quel luogo, in mezzo a una folla cui si sono mischiati Bonafè, Marco Simiani, Nardella e molti altri venuti a salutare gli amici di sempre. Se fosse stata solo l’happening fondativo di Italia Viva, mal si spiegherebbe la presenza di un’infinità di persone provenienti dalle più svariate estrazioni politiche, specie dal Pd. Gli argomenti di questi giorni erano ben altri che la semplice attualità della finanziaria: come fermare Salvini?
Quale legge elettorale dopo il taglio dei parlamentari? Quale politica internazionale dopo il fallimento della Nato?
Le migliaia di partecipanti erano gli aderenti a Italia Viva o i curiosi ammiratori in cerca di selfie, ma anche esponenti PD, amministratori, professionisti tutti lì con l’idea che la Leopolda sia un intervallo della geografia politica dedicato alla elaborazione: in altri tempi, si sarebbe detto un “laboratorio”, oggi si dice “incontro” fra sensibilità, tutte accomunate da valori e storie che si intrecciano attorno alla politica nazionale. Che poi, da parte di tutti (anche di quelli che sono rimasti nel PD) ci sia la curiosità di vedere quale effetto generi la nuova creatura, questo è un dato ricorrente nelle parole di chi ha partecipato ed è pure comprensibile. Lo spirito della Leopolda va oltre le appartenenze e - almeno finché a Renzi, indipendentemente dai suoi destini e dal suo nuovo partito, resterà la voglia del dialogo senza gli steccati della tendenza egemone o “fusionista” - sarà ancora un riferimento per chi costruisce relazioni, progetti e dialoghi nell’elaborazione di visioni politiche basate sulla ricerca di valori - quelli della Costituzione - che accomunano, non discriminano né dividono se non chi quei valori li mette in dubbio, li mette in pericolo.
Un elemento dal quale partire per rifondare la politica a tutti i livelli, a partire da quello regionale». —
Alessandro Del Dotto
Sindaco di Camaiore
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