Sicurezza
Spia la moglie con le telecamere e la picchia
Il 50enne è accusato di lesioni aggravate e maltrattamenti. Secondo la difesa era in preda a un «delirio da gelosia»
Si era convinto che lei lo tradisse per vendetta. Perché lui l’aveva fatto: l’aveva tradita e lei, scoprendolo, aveva giurato che gliela avrebbe fatta pagare «con la sua stessa carta». Allora ogni occasione era buona per accusarla, insultarla, darle della poco di buono, urlando a più non posso anche davanti ai figli. Ma non gli bastava umiliarla a parole. Voleva avere le prove delle sua, presunta, infedeltà.
Così ha iniziato a controllarla ad ogni passo, anche in casa, installando delle telecamere nelle stanze, che alla fine nulla hanno ripreso.
Fino a quel giorno in cui il loro matrimonio violento ha toccato il fondo: dopo una lite, corredata delle solite offese, lui l’ha presa per il collo. E stringeva, stringeva. Gridava e stringeva. Stava per soffocarla, quando ha mollato la presa e l’ha spinta violentemente a terra. Non prima, però, di provocarle ferite guaribili in cinque giorni.
Questo è quanto accaduto, secondo la Procura, dentro le mura domestiche di una coppia versiliese di cinquant’anni a cavallo tra il 2015 e il 2016. Un anno, quasi due, di liti furibonde, sfociate in una notte di violenza inaudita. Una corsa in ospedale, poi la denuncia. L’uomo adesso deve rispondere di lesioni aggravate dai futili motivi e di maltrattamenti.
Secondo la difesa, però, il cinquantenne, in quel periodo, era in preda a un “delirio da gelosia”, cioè a una vera e propria patologia «caratterizzata da convinzioni deliranti, in assenza degli altri sintomi tipici della schizofrenia come le allucinazioni e sintomi negativi».
Lo psichiatra che lo ha in cura da allora lo ha messo anche nero su bianco: “disturbo bipolare da delirio da gelosia”, ha scritto. E succede, secondo lo psichiatra, proprio quando una persona si convince che il o la partner sia infedele ma non ha dati di realtà che sostengano la sua credenza. Insomma un disturbo da curare con i farmaci.
Ieri mattina il giudice del tribunale di Lucca ha chiesto una perizia psichiatrica sull’uomo per capire due cose: 1) se fosse in grado di intendere e di volere, quando prese per il collo la moglie (posto che è difficile stabilirlo a tre anni di distanza); 2) quanto sia fondata la diagnosi fatta dal psichiatra del cinquantenne. —
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