Il Tirreno

Versilia

Affittati ai turisti duemila appartamenti, gli hotel chiedono più controlli

Affittati ai turisti duemila appartamenti, gli hotel chiedono più controlli

Impressionante giro d’affari con 13mila posti letto in Versilia. Sos di Federalberghi: «Bisogna considerarli come imprese»

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VIAREGGIO. Oltre duemila appartamenti vengono affittati ai turisti in Versilia, con quasi 13mila posti letto complessivi messi a disposizione. Soprattutto sui portali Internet. È impressionante il giro d’affari degli affitti cosiddetti brevi, documentati dalla Regione. Che ha raccolto i dati delle registrazioni degli immobili sul portale regionale, divenute obbligatorie con la legge 86/2016.

La Versilia si classifica quarta in Toscana come numero di case registrate per gli affitti brevi, ma per numero di posti letto è seconda, solo dietro all’irraggiungibile Firenze. Che è prima assoluta con 8.197 appartamenti e 35.066 posti letto. Seguono la Costa degli Etruschi (la parte meridionale della provincia di Livorno) con 2.558 appartamenti e 12.488 posti letto; Isola d’Elba con 2. 495 appartamenti e 11.722 posti letto; quarta, appunto, la Versilia, che ha 2.284 case affittate regolarmente, ma più posti letto, 12.952. Per questo motivo Federalberghi, commentando i dati diffusi dalla Regione, torna a chiedere più controlli nel settore. Invitando a considerare questi privati, soprattutto quelli che gestiscono un’attività a livello professionale, come se fossero imprese. Quindi con tassazione e obblighi conseguenti. Per la verità la Regione, visto il pressing degli albergatori, ha già sottoposto i proprietari degli appartamenti a un giro di vite normativo. Nuovi obblighi che si sono andati ad aggiungere a quelli fiscali già previsti dalla tassazione nazionale: il 21% dell’affitto, la cosiddetta "cedolare secca", è quanto si deve versare per essere in pace col Fisco.

Se nel Comune c’è la tassa di soggiorno, bisogna pagare anche quella: a Viareggio è di 1,50 euro a notte per turista. Dall’importo dell’affitto bisogna, inoltre, detrarre la percentuale dei mediatori: per esempio Airbnb, che trattiene dal 5 al 14%, e gli agenti immobiliari. Gli appartamenti, poi, vanno registrati sul portale regionale, ricevendo un codice identificativo - da qui i dati di cui parlavamo prima - e ogni volta che vengono affittati bisogna darne comunicazione al Comune dove si trova l’immobile. Il mancato rispetto di queste indicazioni, ricorda la Regione, comporta una multa che va dai 250 ai 1.500 euro. Infine bisogna fornire alla polizia l’elenco delle persone che dimorano in casa. «I dati ricevuti dimostrano che gli strumenti messi in campo funzionano - commenta il presidente di Federalberghi Toscana Daniele Barbetti - L’obbligo di comunicazione da parte dal locatore ci permette di identificare in maniera più efficace la dimensione del fenomeno. Sempre più toscani affittano case e stanze ai turisti attraverso le locazioni brevi, una situazione che segna un profondo mutamento nell’offerta turistica e nelle abitudini dei viaggiatori e che provoca delle profonde preoccupazioni». «La normativa messa in campo dalla Regione Toscana ha dimostrato di funzionare, ma adesso sono necessari maggiori controlli - conclude il presidente Barbetti - Non siamo di fronte a forme di integrazione del reddito, ma ad attività economiche a tutti gli effetti, che dovrebbero operare con regole analoghe a quelle delle altre imprese turistiche. Dobbiamo vigilare sulla trasparenza e sulla legalità, prima che le conseguenze sociali ed economiche di questo fenomeno siano irreversibili». L’assessore regionale al turismo Stefano Ciuoffo, in questo senso, auspica che «il Governo emani al più presto il regolamento previsto dall’articolo 4 del decreto legislativo 50 del 2017, per definire la soglia oltre la quale si svolga attività imprenditoriale in caso di locazione turistica di non modica entità. E per poter quindi equiparare ogni attività di impresa alla stesse regole».

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