Sicurezza
Tributo della città a Michele Pardini l’ultimo ornatista
Tanta gente al Musa per ricordare il grande artigiano pietrasantino morto improvvisamente un mese e mezzo fa
PIETRASANTA. L’ultimo ornatista dell’impero è in ogni dove: nel divenire delle immagini che descrivono il suo talento, nelle parole commosse e sincere dei familiari e degli amici, nel ricordo dei colleghi artigiani, nei silenzi e nelle risate liberatorie che si accompagnano ad una battuta, ad un’esclamazione, ad un’istantanea in dissolvenza. L’ultimo ornatista dell’impero – citazione Renzo Maggi – si chiamava Michele Pardini: un mese e mezzo fa il suo cuore ha cessato di battere. Un malore improvviso e in scia il dolore di chi resta, le domande che mai avranno risposta.
Aveva 54 anni, Michele e ancora uno straordinario scrigno di esperienze e appunto talenti da portare in dote alla comunità artistica di Pietrasanta. E così nel tardo pomeriggio di venerdì scorso, all’interno del salone del Musa, il Consorzio Cosmave – per un allestimento a cura di Stefano De Franceschi – ha organizzato un tributo a Michele. E quel salone così tracimante di anime vogliose di testimoniare, soprattutto, l’amicizia e la stima ad un artigiano «di straordinarie capacità», «riservato», che «non amava la ribalta», «generoso e di poche parole trascinato da un’inesauribile passione per il proprio lavoro», è stata una risposta straordinaria, ben oltre quello che era lecito attendersi.
A fare da cornice alla giornata le parole della moglie Rosalba, della figlia Lisa, di Leandro Da Prato dell’Amg, dello scultore Renzo Maggi, di Massimo Galleni dell’omonimo laboratorio di scultura.
Michele Pardini era uno degli ultimi veri ornatisti di Pietrasanta, figura professionale specializzata nella rifinitura minuta della scultura che oggi, desolatamente, sta scomparendo: Pardini era un terzista che lavorava per diverse aziende. Molto ricercato, perché aveva le mani e la mente dell’artigiano di una volta. Qualcosa più unico che raro.
«A Pietrasanta buttiamo via tutto – ha detto qualcuno – e così, alla fine, perdiamo le nostre tradizioni, le nostre radici». Sarebbe doveroso, ancora più che bello, far sì che il sapere di Michele Pardini, non vada disperso. Né oggi, né poi. –
Luca Basile
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
