Sicurezza
Centro islamico a Bicchio con spazio per la preghiera
I fedeli che vivono a Viareggio e Torre del Lago non devono più raggiungere la moschea di Capezzano. Il pomeriggio lezioni di arabo per i bambini
VIAREGGIO. «La vedi questa? È una chiesa cattolica , dalle mie parti, in Marocco. È stata costruita nel 1926. Perché allora noi non possiamo avere una moschea vera e propria a Viareggio?». Ospite al centro culturale islamico “Associazione culturale della Toscana - Masjid”, il cronista fa fatica a trovare una risposta alla domanda posta da un giovane cittadino del Marocco del Nord, operaio in agricoltura nelle serre viareggine, dieci anni in Italia proprio quest’anno.
Nel capannone preso in affitto a Bicchio c’è Karim Oukerroum, una vita in Italia, un lavoro sempre più difficile e sempre meno richiesto come mediatore culturale. Poco dopo le 13 si tiene la preghiera. Oggi è sabato e qualche padre si affaccia con i figli adolescenti alla sala destinata al culto, nel capannone preso in affitto. Per i più piccoli, dai 5 ai 10 anni circa, nel pomeriggio ci sono le lezioni di arabo: «Perché imparino la lingua dei loro genitori», spiega Karim.
Nei giorni feriali alla preghiera delle 13 accorrono gli operai dei cantieri e delle serre, dalla Darsena a Torre del Lago. Il tempo della funzione e poi, alle 14, tutti di nuovo al lavoro.
«La moschea storica della Versilia è a Capezzano», ricorda Oukerroum: «E questa è, per così dire, una “succursale”. Non tutti si possono permettere l’auto per arrivare a Capezzano».
Nel capannone ci sono anche degli uffici che attendono di essere recuperati per destinarli a luogo di incontro tra le donne. La religione Islamica, così come l’Ebraesimo, prescrive spazi separati tra uomini e donne nei luoghi di culto. Ed è storia della Chiesa cattolica la separazione in ali diverse degli edifici di culto per i due sessi.
Il capannone di Bicchio accoglie anche momenti di festa della collettività: in occasione di matrimoni, così come per il tradizionale Aqiqah, la festa che si celebra ad una settimana circa dalla venuta al mondo di un nuovo nato.
«La maggior parte dei frequentatori dell’associazione», sottolinea Karim Oukerroum, «è di nazionalità italiana».Perché sono molti, anche a Viareggio ed in Versilia, gli immigrati di lunga data che hanno conquistato con il lavoro faticoso nei cantieri della nautica, dell’edilizia, in agricoltura, nella vendita sulle spiagge, il diritto alla cittadinanza italiana.
Certo, rimane il problema di quella parte di immigrati che, anche a Viareggio, si dedica allo spaccio, vive in pineta, si accoltella in mezzo alla strada: «La posizione sull’immigrazione di Salvini va bene anche a me», racconta l’operaio agricolo: «Perché divide me da chi delinque». Ed è per raggiungere anche quella parte di connazionale che vive ai margini della collettività che i frequentatori della associazione culturale islamica il sabato attraversano i luoghi di ritrovo, alla stazione, in piazza D’Azeglio, «per cercare di riportare alla religione chi li frequenta».
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