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Ecco perché anche il cuore di un giovane può andare in tilt

Gian Ugo Berti
Ecco perché anche il cuore di un giovane può andare in tilt

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viareggio. Uno, due casi al giorno in media nel nostro Paese, al di sotto dei 35 anni d’età. Si tratta d’un evento improvviso e tragico, perché giovinezza è sinonimo di buona salute. Eppure, a volte, accade l’imprevedibile e spesso senza riuscire a trovare una causa precisa. Un problema, comunque, medico e sociale.

Può colpire un giovane atleta ben allenato durante uno sforzo fisico, può colpirlo anche in assoluto riposo, può colpire un giovane che pratichi attività fisica pure a livello amatoriale. Alla fine, è il ritmo del cuore ad andare in corto circuito.

La morte improvvisa non sempre risulta in ogni modo prevedibile e prevenibile e neppure spiegabile, anche dopo l’autopsia. Sul piano clinico, le ipotesi più attendibili sono due: la displasia aritmogena del ventricolo destro e la cardiomiopatia ipertrofica.

La prima è legata alla sostituzione estesa delle fibre muscolari del cuore, a livello soprattutto di questa cavità, con tessuto adiposo, cioè grasso.

Rappresenta una condizione su base ereditaria che, sebbene in apparente stato di benessere, è capace di dar luogo ad un grave disturbo del ritmo. Il tessuto grasso non è infatti in grado di condurre lo stimolo elettrico destinato alla contrazione della pompa, a differenza di quanto avviene per il tessuto muscolare.

La seconda, sempre basata su predisposizione familiare, è rappresentata invece da un ispessimento delle pareti cardiache, senza una causa evidente, situazione che comunque è in grado di provocare una condizione d’insufficienza cardiaca proprio per il maggior carico di lavoro contrattile cui viene sottoposto il cuore.

La displasia, non è facile ad evidenziarsi attraverso l’esecuzione degli esami diagnostici specialistici. La risonanza nucleare magnetica potrebbe avere un ruolo, ma è indicata solo su precisi sospetti clinici. Per l’ipertrofia, invece, un’identificazione vede l’esame principale nell’ecocardiogramma ovvero l’impiego degli ultrasuoni, anche sulla scorta di alterazioni nel tracciato elettrocardiografico. —

Gian Ugo Berti

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