Costretto a vivere da due anni tra tende e ruderi abbandonati
Invalido, disoccupato, senza casa, l’sos di Claudio Frediani. L’associazione Mangi chi ha fame: non voltiamoci dall’altra parte
PIETRASANTA. Tutto intorno il nulla. Ma è quel nulla che, seppure indecoroso e distante da un barlume di normalità, ti consente di avere sopra la testa un tetto, una specie di porta, due mura. Claudio Frediani ha 63 anni, è invalido al 67%, ha una patologia che lo costringe a medicazioni giornaliere e da due anni a questa parte non ha una dimora. Si arrangia come può: una tenda in mezzo ad un campo, l'ospitalità saltuaria di qualche conoscente o, come sempre più spesso, un rudere abbandonato in un qualsiasi dove che diventa riparo, più che casa.
«Non ho una famiglia, non ho nessuno a cui appoggiarmi. allora,se voglio vivere, se voglio tirare avanti, devo arrangiarmi. A 63 anni non è che possa fare affidamento su chissà quali prospettive professionali: vorrei lavorare, ma le mie condizioni fisiche sono quelle che sono. Posso contare sul reddito di cittadinanza anche se alla fine, fra detrazioni varie, mi restano 460 euro mensili: mi servono per mangiare, per lavarmi i vestiti, per comprare due cose. Il Comune? Mi hanno sistemato per 3 settimane in un albergo: poi, trascorsi i 21 giorni di prassi tanti saluti. Funziona così, a quanto pare. Ma io non ce l'ho con nessuno, non è questo il punto: chiedo solo che qualcuno mi dia una mano. Sono abituato a convivere con le situazioni più complicate, senza acqua né luce, ma poi, alla lunga, devi fare i conti con il tuo stato di salute. Fra poco arriverà l'inverno e allora si che sarà veramente dura. Ho la mia dignità di uomo, sono pronto a darmi da fare se me ne sarà data l'opportunità, ma in questo momento ho la necessità di un aiuto. Che sia un ente, un'amministrazione comunale o un privato cittadino, poco cambia, ma non lasciatemi solo».
L'associazione Mangi chi ha fame segue, da tempo, Claudio. «Ce ne sono diversi altri nelle sue condizioni: la situazione di Claudio Frediani è infatti comune a quella di altri cittadini che non hanno né casa e né lavoro e che convivono con un quotidiano disperato. Alla fine non resta che appellarsi ai media, al buon cuore del privato, perché lo Stato, a quanto pare, non riesce a garantire non un domani, ma neppure un presente a chi, nella vita, è stato più sfortunato. Possiamo voltarci dall'altra parte ma casi come quelli di Claudio in futuro saranno sempre più frequenti». —
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
