La protesta
Scuola, Icare separa i bimbi della mensa da quelli del pasto fai da te
VIAREGGIO. Il faccia a faccia che si preannuncia “caldo” è fissato per questa mattina alle 11 in Municipio. Il personale di Icare addetto al servizio mensa, i dirigenti delle scuole cittadine che ne usufruiscono, il personale dell’Azienda sanitaria- Igiene pubblica ed i genitori della Commissione mensa devono affrontare il fenomeno, crescente, dei bambini/e che mangiano a scuola, ma senza usufruire della mensa scolastica. Consumando, insomma, il pasto portato da casa. Tema sul quale il 2019 ha visto una sentenza della Cassazione, secondo la quale se non si usufruisce del servizio mensa si deve essere presi da scuola quando gli altri vanno nel refettorio e riportati alla ripresa delle lezioni.
Una condizione di esclusione dei piccoli che per ragioni economiche, o di scelte alimentari della famiglia (vegetariani e vegani, per esempio), o religiosi, o altro non consumano i pasti della mensa. Così che, oggi a Viareggio e Torre del Lago, in realtà ci sono alunni che mangiano a scuola, ma i pasti portati da casa, in spazi diversi da quello destinato al refettorio, separati dai propri compagni. Una scelta che sulle scuole grava non poco: servono spazi adeguati dei quali non tutti gli edifici scolastici dispongono, spazi che devono essere puliti come quelli utilizzati per il servizio mensa, e i piccoli devono essere sorvegliati dal personale scolastico.
L’ipotesi di un passo indietro da parte di ICare pare irreale. Il consumo dei pasti portati da casa pone problemi relativamente alle possibili tossoinfezioni che ne potrebbero derivare. Il Tirreno ha provato a parlare con la Asl, per capire se vi siano margini di “trattativa”, ma non è stato possibile essere messi in contatto con il Dipartimento di igiene pubblica.
Intanto, sul fronte dei costi, con la delibera di Giunta numero 362 del 25 settembre, l’amministrazione del sindaco Giorgio Del Ghingaro ha confermato al cifra di 980.000 euro più Iva come quota propria per la copertura del costo del servizio. In un quadro che vede ICare dover riscuotere in toto ed in proprio il dovuto da parte degli utenti, arretrai compresi. Una integrazione - si legge nel contratto Comune-ICare - che «sarà eventualmente rideterminata per le annualità successive in base alle eventuali variazioni» determinate «dal costo pasto per il successivo anno scolastico fissato dal Comune; da eventuali nuovi servizi richiesti dal Comune; da oltre il 10% del numero di pasti complessivo; da modifiche tariffarie che vadano ad incidere sul gettito complessivo». —
D.F.
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