Il Tirreno

Versilia

la protesta 

Bufalina, terra abbandonata tra prostituzione e spaccio

Donatella Francesconi
Bufalina, terra abbandonata tra prostituzione e spaccio

La voce dei residenti che chiedono l’intervento di forze di polizia, Ente Parco e Comune di Vecchiano: «Ormai siamo stati abbandonati da tutti»

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Grido d’allarme dalla Bufalina, zona di confine tra il comune di Viareggio (Torre del Lago) e quello di Vecchiano, che sembra dimenticata da tutti. Come scrivono Silvia e Fabio Fogliuzzi, spiegando di essere «sicuri di interpretare il malcontento di ciascuno degli abitanti della località, costretti a convivere con la situazione. Famiglie, coppie o persone singole che ogni giorno devono sopportare le conseguenze della totale assenza dei servizi e del controllo che dovrebbero essere garantiti in area residenziale».

Un’area che - così la denuncia senza mezzi termini - «è diventata una zona di spaccio e prostituzione», oltre che «una discarica abusiva».

Il quadro è sotto gli occhi di tutti a conferma delle parole della email arrivata in redazione. Al cancello sul ponte della Bufalina c’è chi si prostituisce tutto il giorno e spesso sorgono liti che vengono risolte a bottiglie che volano in mezzo alla Aurelia trafficata. E lungo la Bufalina si trova di tutto, dentro i sacchi abbandonati così come fuori. Senza contare il via vai tra stazione di Torre del Lago e pineta della Bufalina, in mezzo al parco naturale, dove si muovono a decine gli spacciatori e la folta clientela. Un traffico di stupefacenti che coinvolge tutta la linea ferroviaria Tirrenica, da Torre del Lago a Migliarino Pisano.

Le abitazioni - ricorda la protesta - si trovano già nel territorio del comune di Vecchiano: «Abitazione che hanno sempre subito le conseguenze di un Comune lontano e disinteressato ai diritti dei cittadini residenti nella località», troppo lontana da Vecchiano ma non considerata già più Viareggio. Un Comune - scrivono i due residenti - «che non solo ha negato servizi essenziali come l’acqua potabile (ottenuta solo dopo venti anni di istanze, richieste, ingiunzioni), il gas metano e le fognature (tutt’oggi assenti), ma anche ha mancato di allestire e mantenere le minime condizioni urbanistiche e di sicurezza consone ad un contesto abitato». Alla «negligenza del Comune» si è aggiunta «quella dell’Ente Parco, che in nessun caso si è fatto carico della dovuta cura e sorveglianza dell’area. Che, al contrario, facendo importante di una importante e rinomata riserva naturalistica, avrebbe dovuto essere massimamente preservata dallo scempio a cielo aperto che l’ha interessata».

A questo va aggiunto che «le forze dell’ordine, più volte chiamate ad intervenire, non hanno per parte loro mai veramente messo in atto una azione sistematica di pattugliamento e controlli adeguati». Per cui, «la situazione risulta ogni giorno più insostenibile, la noncuranza di chi se ne dovrebbe occupare, ogni giorno più ingiustificabile». —



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