Il Tirreno

Versilia

Regista fortemarmino a caccia del disperso più cercato della storia

Franco A. Calotti

Le telecamere di Matteo Raffaelli sulle vette del fronte italo-austriaco alla ricerca del capitano degli alpini che morì durante la Grande guerra 

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la storia

C’è un disperso della Grande Guerra – il capitano degli alpini, Arnaldo Berni – che 101 anni fa morì in un tunnel a oltre tremila metri di altezza. Così grazie a History Channel, canale della piattaforma satellitare Sky, il regista fortemarmino, Matteo Raffaelli guida una spedizione con tanto di cineprese in spalla alla ricerca dei resti dell’alpino e per documentare la tremenda vita di trincea dei soldati a quelle altitudini nel conflitto del 1915-18.

Raffaelli, non è nuovo a queste ricerche filmate, tant’è che ha vinto anche il premio della critica per “Mareyeurs” al Migranti Film Festival. Adesso con “Il Capitano dei ghiacci”, documentario prodotto da Marco Nereo Rotelli e Elena Lombardi di Art Project con Istituto Luce Cinecittà, è riuscito addirittura a mettere in campo, per la prima volta, un vasto dispiegamento di forze che ha coinvolto perfino il Corpo degli Alpini: le riprese, infatti, hanno toccato la quota di 3. 700 metri di altezza, in un arco di tempo di circa 12 mesi.

«I giornalisti non arrivano fino a noi e così le gesta dei nostri soldati che qui hanno veramente del prodigioso non vengono raccontate e si perdono». Così scriveva Arnaldo Berni, il disperso più cercato della storia, simbolo di una guerra che si è giocata ad alta quota con la battaglia più alta che si ricordi. «Una storia che oggi, a distanza di più di un secolo, va raccontata è testimoniata– racconta il regista fortemarmino. Le tremende condizioni di vita in montagna: freddo, ghiaccio e cecchini invisibili. L’attacco nemico. E la morte di un ufficiale sembra una delle tante, troppe storie tragiche che hanno costellato il conflitto bellico sul fronte italo-austriaco dal 1915 al 1918. Eppure questa storia, la storia di Arnaldo Berni, capitano degli Alpini, è differente. E prosegue ancora oggi. Arnaldo Berni, ufficiale della 307 Compagnia Battaglione Sciatori Monte Ortler, cadde in battaglia il 3 settembre 1918 a soli 24 anni. Con i suoi uomini stava difendendo la posizione di Cima San Matteo, a ben 3. 680 metri di altezza, che aveva strappato alle forze austro-ungariche alcune settimane prima, il 18 agosto. Ai primi di settembre le truppe nemiche contrattaccarono violentemente, sottoponendo i soldati italiani ad una pioggia di fuoco impressionante. Berni morì e il suo corpo non venne trovato, rimanendo probabilmente sepolto sotto i ghiacci. Le ricerche del corpo iniziarono subito dopo la battaglia, ma non portarono ad alcun esito. Alcune persone non hanno desistito dal cercarlo. Una di queste – prosegue Raffaelli – è il tenente colonnello in pensione, guida alpina militare ed esperto di guerra Bepi Magrin, da quarant’anni impegnato a ricostruire le ultime ore del Berni e a trovare il luogo che ne potrebbe nascondere i resti. Lo scioglimento dei ghiacci, determinato dal riscaldamento globale, potrebbe portare alla luce segreti custoditi tra le montagne che furono teatro di quella battaglia». Il Capitano dei ghiacci sarà stasera alle 18, 55 e domani alle 11, 50 su History Channel. —

Franco A. Calotti

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