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Il centro Zappelli al Varignano ostaggio di degrado e spaccio

Gabriele Noli
Il centro Zappelli al Varignano ostaggio di degrado e spaccio

La battaglia di Bruna Piacentini, presidente della Jenco Volley (e nonna): «Se nessuno fa niente, saremo noi a rimboccarci le maniche»

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VIAREGGIO. Lunga vita agli irriducibili, a chi sa rimboccarsi le maniche e fare qualcosa – provarci, almeno – anziché annegare in pianti di commiserazione. Quando Bruna Piacentini ha accompagnato il suo nipotino di otto anni al centro sportivo Vasco Zappelli dove si allenano le formazioni giovanili del Vela Basket, in un primo momento è stata tentata «di tornare indietro». Un colpo ferale per gli occhi e pure per l’anima quel contesto di un degrado divenuto ormai ordinario, con tutte le conseguenze che ne derivano, compresa la crescente percezione di insicurezza.

Prima ancora che da donna di sport, Bruna Piacentini parla da nonna. Lei, insegnante di educazione fisica e - a metà degli anni Ottanta - fondatrice assieme al marito Franco Spina della Jenco Volley, ripudia la prospettiva di restare indifferente ed inerme di fronte al palese stato di abbandono in cui versa l’impianto situato al Varignano. «Vorrei coinvolgere le famiglie degli altri bambini e ragazzi per mettere in piedi un gruppetto di volontari che provveda a ripulire la zona che dà sull’ingresso della struttura».

Per la quale il Comune ad inizio agosto ha annunciato l’approvazione di una delibera «che avvia un’indagine esplorativa volta ad individuare l’eventuale presenza di operatori economici interessati alla presentazione di proposte di project financing per la progettazione ed esecuzione dei lavori di ristrutturazione e di riqualificazione, nonché il successivo affidamento in concessione».

Traduzione: l’amministrazione Del Ghingaro vuole trovare privati disposti ad investire sullo Zappelli.

Conoscendo però i tempi pachidermici della burocrazia, l’operazione – ammesso che vada a buon fine – va considerata in ottica futura. Intanto, però, chi oggi frequenta la struttura è costretto a fare i conti con la sporcizia. E non solo quella. «Per terra c’è pieno di vetri rotti, i bambini rischiano davvero di farsi male. Purtroppo lo Zappelli è diventato un punto di ritrovo per persone pericolose. Mio nipote devo accompagnarlo per mano sino alla tensostruttura, altrimenti non mi sentirei tranquilla».

Lo sfogo si fa poi critica, diretta senza troppi fronzoli all’amministrazione Del Ghingaro. «Basterebbe mandare qualche operaio a togliere erbacce e rifiuti, quantomeno per restituire un po’ di decoro. Nonostante le ripetute segnalazioni, la situazione è rimasta invariata. Su questo il Comune è latente».

Bruna Piacentini si fa forza basandosi su un’esperienza diretta. «Allenarci nella sporcizia e nel degrado è indegno. Ecco perché, da più di trent’anni, come Jenco, provvediamo a sistemare gli spazi che utilizziamo. Se avessimo dovuto aspettare i soliti noti...» —


 

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