Sicurezza
Codigestore, la Regione apre la procedura per valutare l’impatto
VIAREGGIO. «Tra un mese avremo dalla Regione l’autorizzazione in procedura ordinaria»: era inizio di marzo 2018 e così spiegava ai consiglieri comunale della commissione “Ambiente” l’ingegnere di Sea Risorse, Caterina Susini, responsabile dell’impianto di codigestione che l’azienda dei rifiuti intende avviare nell’area del depuratore di Gaia. Un anno e mezzo dopo, si apprende che - invece - l’impianto dovrà essere sottoposto a Valutazione di impatto ambientale. Il codigestore si propone di trattare 15mila tonnellate annue di rifiuto organico, mescolate con i fanghi di risulta del depuratore Gaia di Viareggio. E la Regione Toscana ha deciso di chiudere, nel corso dell’estate, l’avviata procedura per l’ottenimento della “Autorizzazione unica ambientale” (Aua). Procedura decisamente più semplice dato che si tratta di uno strumento creato per semplificare gli adempimenti amministrativi ambientali, tanto che viene rilasciata dallo Sportello unico per le attività produttive dei Comuni di riferimento.
Molto diverso l’iter per ottenere l’Autorizzazione integrata ambientale, strumento che persegue la finalità di prevenire la riduzione integrate dell’inquinamento e prevede misure intese a evitare o a ridurre le emissioni nell’aria, nell’acqua e nel suolo, comprese le misure relative ai rifiuti, per conseguire un livello elevato di protezione dell’ambiente salve le disposizioni sulla Valutazione di impatto ambientale.
Una scelta, quella della Regione, che prevede una pubblicazione sul sito dello stesso Ente dell’avviso di apertura del procedimento di Via. Avviso che al momento non è ancora presente sul sito della Regione. Ente che il codigestore ha anche finanziato.
Tra i motivi che hanno spinto la Regione a modificare la scelta della procedura autorizzativa da adottare - così trapela da Firenze - anche l’esigenza di avere i due impianti, depuratore e codigestore, separati. Anche se è la stessa Sea Risorse che, in accordo con Gaia, gestisce la linea fanghi del depuratore di Viareggio.
Quegli stessi fanghi da depurazione impiegati in agricoltura e finiti, ormai da qualche anno, nel mirino della Dda di Firenze con un’inchiesta che ha dato vita ad un procedimento giudiziario che è ancora nella fase della udienza preliminare. —
D.F.
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