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Versilia terra di grandi pizzerie secondo il Gambero rosso: ecco i locali "premiati"

Claudio Vecoli
Lo staff di Pachino a Viareggio
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Lo staff di Pachino a Viareggio

Da Battil’oro ad Apogeo, dal Pachino alla Kambusa, tanti i locali nell’Olimpo. E fra quelle a taglio spiccano Lievitamente e Rizieri

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C’è tanta Versilia nell’Olimpo della pizza italiana. A certificarlo è la guida delle pizzerie d’Italia 2020 del Gambero Rosso, da pochi giorni uscita nelle librerie che ha selezionato 650 locali in tutto lo stivale decretando quelle che meritano di entrare nella classifica delle migliori. In qualche caso si tratta di maestri napoletani (o comunque campani) emigrati dalla terra natìa della margherita per esportare sulla nostra costa le prelibatezze della “tonda”. Ma non mancano anche casi di pizzaioli autoctoni che sono entrati a pieno diritto fra i più bravi in questa specialità tutta italiana. Dall’elenco mancano

Due le categorie in cui la guida del Gambero ha diviso i locali: quelle al piatto (premiate con gli spicchi, che vanno da uno a tre) e quelle al taglio (premiate con le rotelle, anche in questo caso da una a tre).

Tre spicchi di bontà. Fra le pizzerie che la guida ha premiato con i fatidici tre spicchi (solo settantadue in tutta Italia) ci sono due pizzerie di casa nostra. La prima - che conquista un punteggio di 93 centesimi - è l’Apogeo, locale cult di Marina di Pietrasanta che si affaccia sulla via di Scorrimento e che è gestita da Massimo Giovannini (e dalla moglie Barbara), un vero e proprio guru in quanto a lieviti e materie prime utilizzate. Il Gambero inserisce l’Apogeo fra le pizze a degustazione, ovvero non quelle della tradizione napoletana, bensì quelle che sono frutto di rivisitazioni e sperimentazioni spesso con abbinamenti anche insoliti.

Sono invece all’insegna della tradizione i tre spicchi assegnati a Gennaro Battiloro, pizzaiolo di Torre del Greco che dal 2018 ha deciso di mettersi in proprio e dar vita a Battil’oro, locale in via Asilo a Querceta a due passi da Forte dei Marmi diventato ben presto un indirizzo fra i più amati per gli appassionati della pizza “alla napoletana”.

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Sempre in classifica. Si ferma a due spicchi - ma ha il grande merito di essere presente sulla guida del Gambero fin dalla sua prima uscita, dimostrando così una “costanza di rendimento” che in pochi possono vantare - Il Pachino, locale storico ricavato nel tratto di via Veneto fra via Regia e via San Francesco, nel cuore di Viareggio. Anche in questo caso il locale di Fabrizio Giovannini (che al forno si avvale di Giuliano Moraca, uno dei più promettenti pizzaioli italiani) è inserito nella categoria della pizza napoletana.

Tradizione partenopea. Sfiora i tre spicchi la Kambusa, altro tempio della pizza ricavato lungo la via di Montramito a Massarosa che continua a mantenersi ai più alti livelli - come sottolinea la stessa guida - nonostante un nuovo cambio di pizzaiolo (al timone del forno c’è adesso Toni de Ponte).

Due spicchi della guida del Gambero anche alla pizza di T’aggio vuluto bene assaie, che come suggerisce anche il nome punta tutto sulla tradizione napoletana. La coppia Vincent Vairo alla guida del locale e Umberto Marsiglia al forno conquista un posto di rilievo, unica pizzeria fra quelle sorte nella cena-town di Pietrasanta (si trova in vicolo Porta a Lucca, all’ingresso sud della Piccola Atene).

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I re del taglio. Nella guida del Gambero trovano posto - in una apposita categoria - anche due pizzerie a taglio entrambe a Viareggio. La prima è lo storico Rizieri, che conquista una rotella e che - oltre che per la pizza - ottiene menzioni anche per la mitica cecina. Due rotelle, invece, per Lievitamente, non una vera e propria pizzeria a taglio ma un forno-panificio di primissima qualità dal quale escono anche strepitose pizze. E, ironia della sorte, le due insegne si trovano a meno di cento metri l’uno dall’altro. 

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