Sicurezza
Addio a Walter, una vita sui campi da calcio
Ex operaio Telecom, a 63 anni giocava ancora con grinta nelle squadre locali. Lo ha fermato una malattia
PIETRASANTA. Tante volte si dice “se ne è andato troppo presto” e nel caso di Walter Baglini sarebbe stato vero anche fra cento anni. Disponibile, brillante, ironico, graffiante ed in campo generoso, polemico e carismatico, anche se sempre ad urlare a qualcuno, in particolare agli amici a cui non faceva sconti per una palla passata male o un cambio di gioco sbagliato, per poi finirla lì in un abbraccio ed una risata. Il difensore mito del calcio Uisp se n’è andato ieri a 63 anni.
Qualche anno fa aveva festeggiato le nozze d’oro con il calcio e quell’amore continuava, sempre tesserato dal 1964 quando nacque lo Stipeto e lui bambino di 8 anni indossava una maglia che non hai più smesso di indossare: Stipeto, Marina Stipeto, Marina di Pietrasanta, mille altre squadre della sua Marina, dieci campionati vinti, 2 tra i dilettanti con un passaggio dalla Seconda alla Prima Categoria con il Marina di Pietrasanta e otto campionati amatori con diverse squadre, ultima il Tonfano. Ma i numeri offendono un tipo così, perché non ha bisogno di record, e non possono raccontare il suo amore per il calcio, che è per lui uno stile di vita, in cui si picchia duro, ma mai per far male e alla fine si dà sempre la mano all’avversario o a un compagno per rialzarsi. L’uomo Baglini era lo stesso, perché fuori e dentro dal campo bisogna essere fedeli alla maglia e a dei valori: in fondo, la squadra è come una famiglia e si finisce sempre per discutere e litigare con le persone a cui si vuole più bene.
Tanti anni operaio alla Telecom, oltre trenta, da due anni la meritata pensione, una moglie che amava e tre figli, l’ultimo dei quali Tommaso ormai anche compagno di squadra. Alcuni mesi fa la scoperta della malattia, dopo un malore dopo aver fatto da guardalinee per il suo amato Tonfano: sì, quel Tonfano calcio che aveva fondato con gli amici di sempre e con cui giocava ancora, Tommi, Jerry, Fabio, Maurizio, Lorenzo e gli altri, una generazione di irriducibili che non volevano proprio smetterla con magliette e completini, con il fango dei campi di periferia, il freddo d’inverno, ma quella adrenalina che dà la partita. Avrebbe continuato ancora e le nozze di diamante con il calcio non erano poi così lontane. E invece, è arrivata una malattia che se lo è portato via in pochi mesi, prima la speranza, le telefonate quotidiane con gli amici, poi il peggioramento e poi la morte all’ospedale di Perugia, dove aveva inseguito l’ultima cura per poter credere ancora di non dover lasciare tutto, troppo, davvero troppo presto. Chissà se si giocherà anche quest’anno la Natalina al 24 di dicembre all’ora di pranzo tra Tonfano e Versiliana, una partita che vale una stagione di sfottò. Sarà importante farlo, perché lui avrebbe voluto esserci anche solo da spettatore. Un mese fa era ancora alle Iare a vedere una partita qualunque, prima del declino finale degli ultimi giorni, inesorabile, quanto insopportabile per chi lo aveva conosciuto. Scherzando diceva sempre che avrebbe voluto essere portato al Campo del Sale, vicino casa sua, un campo come piacevano a lui, fangosi e faticosi, dove ti devi conquistare con grinta la vittoria.
I funerali verranno celebrato sabato pomeriggio, alle 15, alla chiesa di Sant’Antonio.
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