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Versilia

Cadavere a pezzi in Francia, per l’Antimafia di Napoli Barruffo non era camorrista

Roy Lepore Matteo Tuccini
Cadavere a pezzi in Francia, per l’Antimafia di Napoli Barruffo non era camorrista

Anche il suo ex avvocato ribadisce: «Non era tra gli elenchi dei sospettati» Ma in Francia la pista mafiosa sembra quella più credibile per gli inquirenti

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In Francia gli inquirenti sono convinti che l’omicidio brutale del 44enne Vittorio Barruffo, fatto a pezzi, avvolto nel cellophane e gettato tra i boschi, sia stato commesso nell’ambiente della criminalità organizzata. Ma la pista camorristica non convince al di qua delle Alpi.

Non ci sono riscontri, infatti, che Barruffo – per quasi 20 anni residente nel quartiere della Migliarina – fosse un appartenente alla camorra. Non risulta alla Direzione investigativa antimafia di Napoli, città originaria di Barruffo. E non risulta neanche all’avvocato viareggino Umberto Prisco, che aveva assistito la vittima ai tempi dei suoi guai giudiziari in città.

«Per quanto ne so, non c’è il suo nome nell’elenco dell’Antimafia – dice – adesso saranno le indagini in corso a far luce su questa vicenda. Gli ultimi contatti avuti in Francia, dove si era trasferito due anni fa, le ultime telefonate fatte e ricevute, i contatti che ha avuto su Internet che potrebbero aiutare gli inquirenti francesi».

In Italia si occupa del caso la Procura di Roma, competente per i reati riguardanti i cittadini italiani all’estero. «È solo una mia interpretazione – prosegue Prisco – ma potrebbe essere un delitto a scopo passionale. La camorra, quando uccide qualcuno, lo fa in maniera evidente e rumorosa. Nel caso di Barruffo era stato buttato il corpo mutilato in un fosso: se non lo avesse scoperto un cacciatore, chissà per quanto tempo sarebbe rimasto lì».

Anche a Viareggio, dove ha vissuto a lungo, chi lo ha conosciuto è sotto choc. Barruffo, è l’opinione di residenti e appartenenti alle forze dell’ordine che avevano avuto a che fare con lui, non era un criminale nel vero senso della parola: aveva avuto i suoi precedenti nello spaccio di droga, subendo anche una condanna a due anni e sei mesi di carcere. Poi l’episodio dell’accoltellamento nel 2009, quando una lite per una donna aveva portato il rivale, Angelo Pizzi, a pugnalarlo all’addome. In quel caso Barruffo, a cui fu asportata la milza, riuscì a cavarsela.

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Cosa potrebbe essere successo allora? La magistratura e la polizia giudiziaria francese sembrano orientati a un delitto di camorra: un’esecuzione, forse per uno sgarbo, con l’idea di farla pagare al presunto autore. La modalità, in effetti, è quella della criminalità organizzata e ricorda certi delitti efferati che vengono compiuti dai narcos sudamericani. Ma, al momento, si tratta solo di suggestioni e neppure ipotesi investigative.

Una cosa sembra accertata: Barruffo aveva paura negli ultimi giorni prima della scomparsa, avvenuta il 9 luglio. Voleva rientrare in Italia, dopo essersi trasferito due anni fa Montalieu-Vercieu, nel sud-est della Francia. La compagna era già tornata a giugno, lui è scomparso a inizio luglio lasciando la valigia nella sua casa affittata. La magistratura aveva aperto un’inchiesta: si ipotizzava che fosse andato a trovare degli amici a Saint-Tropez. Domenica sera il macabro ritrovamento e poi l’identificazione tramite il Dna. Ora è caccia all’assassino. —

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