Il Tirreno

Versilia

la sentenza 

Neonato con danni cerebrali ostetrica condannata a risarcire

Melania Carnevali

Lei e il medico di turno dovranno rimborsare 100mila euro alla Regione che aveva già versato un milione di euro alla famiglia del piccolo

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Se non fossero stati «superficiali e approssimativi», se avessero quindi controllato costantemente le condizioni del feto, e se avessero optato alla fine per il taglio cesario, allora quel piccolo sarebbe nato sano, non avrebbe avuto danni cerebrali permanenti, e lui e i suoi genitori avrebbero avuto una vita normale. E se avesse avuto una vita normale, l’Asl non avrebbe dovuto risarcire 1 milione di euro alla famiglia provocando un danno erariale alla Regione (che ha stanziato i soldi). Per questo la Corte dei conti ha condannato due medici al risarcimento di parte della spesa. Sono Simona Torselli, 34 anni, di Seravezza, e Bruno Arduino, 46 anni, originario di Napoli, all’epoca dei fatti rispettivamente ostetrica e dirigente medico nel reparto dell’ospedale di Barga.

La Procura aveva chiesto che i due risarcissero 600mila euro. La corte dei conti ha abbassato la cifra a 100mila (il 60% a carico del dirigente e il restante dell’ostetrica) per tre motivi. Anzitutto sostenendo che «il danno è stato, con ogni probabilità, aggravato dal concorrente contributo della neonatologa» che non è stata tirata in ballo. «Il fallimento, per ben due volte – si legge nella sentenza – della manovre rianimatorie eseguite post partum ha, infatti, causato una protrazione della mancanza di ossigeno per vari minuti a danno del bambino». Secondo motivo: per la «scarsa anzianità di servizio» dei due medici: l’ostetrica era ancora nella fase di inserimento (aveva un periodo di prova di sei mesi), l’altro era arrivato da appena quattro giorni. Terzo e ultimo motivo: per «le carenze organizzative e strutturali dell’ospedale».

I fatti risalgono all’8 luglio del 2010, il giorno in cui la mamma del piccolo, alla 39esima settimana di gravidanza, arriva all’ospedale di Barga. Il giorno dopo il bimbo nasce, ma il cuore non batte. Viene quindi trasferito nel reparto di terapia intensiva neonatale del Santa Chiara di Pisa, e poi da lì al reparto di neurologia della Fondazione Stella Maris di Calambrone, da cui verrà dimesso con una diagnosi devastante: paralisi cerebrale infantile. I genitori cinque anni dopo otterranno un risarcimento danni di un milione di euro per i danni subiti. Ma il loro bimbo, no: non lo riavranno mai sano. La procura fiorentina ha quindi aperto un fascicolo (dopo la comunicazione da parte dell’azienda sanitaria del pagamento) a carico dei due medici, ipotizzando il danno erariale e chiedendo, come detto, un risarcimento di 600mila euro. A occuparsi delle indagini sono stati i carabinieri dei Nas di Livorno che hanno ricostruito nei dettagli l’accaduto, portando la corte dei conti a condannare i due. Secondo i giudici contabili «la condotta dei sanitari è contraddistinta non solo dalla ingiustificabile violazione degli standard minimi di diligenza richiesti dalle linee guida al tempo dell’intervento, ma da una generale superficialità e approssimazione nella gestione complessiva del parto, anche in relazione alla facile prevedibilità e prevenibilità dell’evento». Secondo i periti, si legge ancora nella sentenza «è incontrovertibile» che «l’esecuzione del parto cesareo avrebbe certamente evitato il danno subito dal piccolo». —



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