Il Tirreno

Versilia

le reazioni 

L’amarezza di chi ha reso grandi le zebre in passato «Responsabilità gravi»

R. L.

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viareggio. C’è amarezza tra gli addetti ai lavori per la morte del Viareggio calcio. Così Stefano Dinelli, ex presidente dell’Esperia: «Nell’anno del centenario gli sportivi non meritavano una cosa del genere. Quanto avvenuto è la sconfitta dell’intera città che ha perso anche una sua identità. È un affronto ai 100 anni di storia. Non intendo neppure soffermarmi su chi ha causato quanto avvenuto, andavano combattuti per riuscire a frenarli in tempo. Ce l’ho con coloro che li hanno sostenuti. Lo sport ed il calcio in particolare è aggregazione, lo stadio un punto di ritrovo, speriamo di poter riconquistare tutto questo quanto prima». Giorgio Mendella, ex “patron” del Viareggio: «È un peccato quanto avvenuto. Per dare una continuità alla squadra di calcio, occorre però che ci sia un gruppo dirigenziale che possa garantire una sicurezza economica e nello stesso tempo occorre la disponibilità dello stadio dei Pini per poter programmare il futuro. Una città come Viareggio senza la squadra di calcio è difficile da giustificare». Oreste Cinquini, ex direttore sportivo del Viareggio: «Ci sono delle responsabilità in coloro che hanno gestito tutto ciò che è avvenuto e in coloro che hanno ceduto la società a questi personaggi che hanno fatto sparire il calcio in città. La vecchia dirigenza doveva saldare i debiti e portare le chiavi al sindaco, non cedere la squadra a persone che avevano già in passato avuto degli insuccessi sportivi. Il sindaco ha un anno di tempo per riaprire lo stadio e contribuire a mettere insieme un gruppo di persone per far ripartire il calcio. La mia disponibilità c’è, la ripartenza del calcio è soprattutto un fattore prima sociale e poi sportivo». Andrea Gazzoli, direttore generale della Spal, ex giocatore e diggì del Viareggio. «Dispiace tremendamente che la mia città non abbia più la squadra di calcio. È chiaro che sono necessarie le strutture per poter garantire continuità, oltre naturalmente una società solida, però se non ci sono campi di allenamento e ora neppure lo stadio, dove giocare la domenica, fare calcio è difficile. La precedente società, prima di cedere, probabilmente doveva svincolare tutti i calciatori, far giocare la juniores per arrivare alla fine del campionato e salvare quanto meno il titolo sportivo. Come ho detto altre volte sono a disposizione». —

R. L.

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