Il Tirreno

Versilia

l’ultimo saluto  

Chiesa di Torre del Lago gremita per l’addio a Marco

Chiesa di Torre del Lago gremita per l’addio a Marco

Anche i colleghi della Ponsi hanno partecipato ai funerali del 49enne; e gli amici hanno portato  la bara in spalla

3 MINUTI DI LETTURA





VIAREGGIO. Chissà dove ha trovato le parole Rita, moglie di Marco Perazzino, per dire ai suoi due bimbi che papà non c’è più? Che è morto in un incidente stradale mentre tornava a casa da loro in moto e che oggi sono tutti qui, in questa chiesa gremita di San Giuseppe a Torre del Lago, per salutarlo, per dirgli addio. Li accarezza e cerca di trattenere le lacrime. Ma non è facile, trattenerle. . C’è anche la nonna con loro: mamma Clarissa, che nel gennaio 2008 aveva già perso un figlio di appena 19 anni. Si chiamava Matteo Del Pellegrino ed era uno studente del Piaggia: anche lui stava tornando a casa in moto. Si schiantò contro un palo della luce, morendo poche ore dopo. Fece tutto da solo, lui. Marco no. Marco è stato travolto da un’auto sulla superstrada ed è morto sul colpo. I soccorritori non hanno potuto nemmeno provare a rianimarlo. Non c’era nulla da fare.

Avevano due padri diversi, Marco e Matteo, perché anche il primo marito della loro mamma, Clarissa, era morto, quando il primogenito era ancora piccolo. Ricordi di una vita dolorosa, che oggi ritornano qui dentro, in questa chiesa piena di lacrime. Il dolore trasuda dai volti segnati.

Il motociclista usciva proprio da casa dell’anziana madre giovedì sera. Era a cena lì, come ogni giovedì sera della settimana, ogni settimana del mese, da quel tragico evento di undici anni fa che marchiò la loro vita: la morte di Matteo, quando la vita da vivere era ancora lunga.

Marco aveva 49 anni. Aveva lavorato come magazziniere alla Ponsi, ma a giugno, dopo l’annuncio dell’azienda proprietaria del noto marchio di rubinetteria di voler traslocare a Brescia, decise di venire via. «Disse che non ce la faceva a vedere questa fabbrica morire e così aveva deciso di farsi licenziare. Non avrebbe mai lasciato nemmeno Viareggio e la sua famiglia. Semplicemente aveva pensato fosse meglio interrompere il rapporto di lavoro e lo ha fatto a giugno. Era una persona in gamba, un tipo con la testa sulle spalle», lo ricorda uno dei colleghi.

Ci sono anche loro, nella chiesa di Torre del Lago, il quartiere dove Marco viveva con la famiglia, a dargli l’addio. I colleghi di panini al sacco, di chiacchierate e picchetti. Sono proprio gli amici poi a portare in spalla la bara in rovere di Marco fuori dalla chiesa. Il feretro verrà poi portato a Livorno per essere cremato.

Ai suoi di bimbi rimarrà solo il ricordo di un papà affettuoso come pochi, un esempio da seguire e un amico con cui fare la lotta in acqua d’estate. Un ricordo che non smetterà mai di tornare, all’improvviso, con la dolcezza del suo volto e il dolore di un lutto difficile da superare.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Sicurezza

Massa, tre rapine in due ore in centro: arrestati due giovanissimi

di Redazione Massa