Il Tirreno

Versilia

Moto, pensieri positivi, ombelichi ed esplosioni: vocabolario di un sogno

Luca Trambusti
Moto, pensieri positivi, ombelichi ed esplosioni: vocabolario di un sogno

Abbiamo selezionato undici canzoni nei trentuno anni di musica di Jova Una rivoluzione di generi e sonorità, con grande attenzione alle tendenze internazionali 

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Con quattordici album in studio, Jovanotti ha costellato i suoi oltre trent’anni di musica di moltissime hit, tappe di un percorso sempre diverso e mai banale.

Gli elementi prevalenti che Lorenzo Cherubini mette nella sua scrittura sono la parte ritmica e la consistenza del testo, formula che lo ha portato ad introdurre prima il rap e poi una forte propensione ritmica, elemento quest’ultimo che dirompe ancor più nel live.

Tanti successi, canzoni divenute molto popolari, tra cui pur nella difficoltà dell’operazione possiamo evidenziarne le più significative, analizzandole con la lente del valore “tecnico”, storico o “politico”, senza mai dimenticare che Jovanotti si è sempre tirato dietro polemiche e critiche feroci, dividendo anche il pubblico sul proprio valore artistico.

fine degli anni ’80

dammi un cinque

e metti in moto

Il suo esordio arriva nel corso del 1988 con l’accoppiata “Go Jovanotti Go”, una canzone semplice, con un testo in inglese dal forte accento ritmico e la seguente “Gimme Five”. In quel momento è un ventiduenne che vive e “sfrutta” appieno gli anni Ottanta con il loro carico di leggerezza e divertimento. L’esordio pur acerbo racconta bene quel periodo e pone le basi per il futuro successo.

L’anno successivo arriva il primo disco, che vede il singolo “La Mia Moto” ben posizionarsi in classifica; un brano giocoso e che già ha un qualcosa in più nella parte musicale.

primi anni ’90

il cappellino, il funky

e l’intesa

con saturnino

È il 1990 quando esce “Giovani Jovanotti” in cui spiccano due brani opposti tra loro ma entrambi interessanti. Il primo è il leggero “Ciao Mamma”, una hit ancora con l’anima ’80 della produzione di Jovanotti, quello che porta il cappellino al contrario e frequenta i territori rap. Ma il brano è nella sua formula pop molto ben costruito. Completamente differente è “Diritti e Rovesci” un funky soul di grande ritmica che vede la presenza di Keith Emerson alle tastiere.

“Una Tribù Che Balla” è il disco del 1991 ed è il primo in cui si annoda il sodalizio con il bassista Saturnino che avrà parecchio peso nel successivo assetto musicale di Lorenzo. Molti associano ormai Jova a Saturnino (Saturnino Celani, classe 1969, ascolano, polistrumentista, compositore e produttore discografico); è un asse di cultura musicale e un’amicizia concrea.

Da quel disco arriva “Muoviti Muoviti” ancora leggero nei testi ma assai accattivante nella parte strumentale, dove prevale il ritmo e la ballabilità all’insegna della qualità. L’ombra della musica nera pervade positivamente il brano che è un ennesimo invito al ballo ed alla fisicità.

nel cuore dei ’90

rap e melodie

per il cambiamento

Tre anni e due dischi dopo arriva “Lorenzo 1994” con nuovi contenuti testuali delle canzoni e dei singoli: a 28 anni sente la necessità di cambiare. Spiccano due brani ancora differenti tra loro: “Penso Positivo” e “Serenata Rap”. Il primo è considerato un manifesto di vita ma anche filosofico/politico di Lorenzo, un inno alla positività ed un pantheon di personaggi e pensieri/idee. Le parole si distendono su una convincente, coinvolgente ed irrefrenabile base ritmica. Al contrario l’anima più delicata e romantica (che ritroveremo spesso) è espressa in “Serenata Rap”, ballata d’amore con le strofe rappate (old school, con il basso di Saturnino in evidenza) ed i ritornelli melodici; il tutto di grande efficacia.

verso il duemila

la svolta

della musica etnica

Nel ’95 Jovanotti si affaccia sul mondo della musica etnica e realizza una delle sue migliori composizioni: il singolo “L’Ombelico Del Mondo”, un festival ritmico tra Africa e Brasile che racconta ed anticipa la contaminazione razziale e culturale. Una piccola perla.

Il cantautore toscano continua a sfornare con regolarità grandi hit, ancora oggi suonate dal vivo, tuttavia ci sono anche brani di minor popolarità che però hanno un valore intrinseco. Tra queste “Date Al Diavolo Un Bimbo Per Cena”, dall’album “Quinto Mondo” del 2002. Nel brano, dell’eccezionale lunghezza di dodici minuti, Jovanotti rappa su una base musicale potente, ritmica e le sue parole, spesso acri, sono uno sguardo sul mondo, sui suoi sentimenti. È una giusta sintesi tra la complessità dei mondi lirici e sonori del musicista.

il terzo millennio

l’energia rock

e l’elettronica

Arriva il 2011 ed il successo di “Il Più Grande Spettacolo Dopo Il Big Bang”, un’energica canzone d’amore dall’impianto rock (una novità) che vede Lorenzo cantare contaminando la sua anima rap.

Nel 2017 esce “Oh Vita”, l’ultima fatica di Jova che con il grande produttore Rick Rubin assembla un buon disco in cui spicca “Fame”, un brano dove l’elettronica si unisce al rock e vede una lunga, moderna e variegata parte strumentale.



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