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Addio a Angela Di Giorgio: aiutò le famiglie di ebrei perseguitate dai fascisti

Claudio Vecoli
Angela Dell'Aquila Di Giorgio
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Angela Dell'Aquila Di Giorgio

Avrebbe compiuto 100 anni fra meno di due mesi. Era la vedova del professor Di Giorgio e la mamma del pittore Giorgio

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Viareggio. Avrebbe compiuto cento anni fra meno di due mesi. Un traguardo che Angela Dell’Aquila, novantanove anni, una vita ricca di episodi da raccontare e un lungo elenco di personaggi conosciuti in un secolo di esistenza vissuta intensamente, non è riuscita a tagliare solo per una manciata di giorni.. Angela è stata una donna che ha dedicato gran parte delle sue energie alla famiglia: al marito Leonardo Di Giorgio, ai due figli Franca e Giorgio, ai nipoti Leonardo, Francesca, Alessia e Francesco e - finché le forze glielo hanno permesso - ai bisnipoti. Ma sia la famiglia dalla quale proveniva che quella a cui poi ha dato vita dopo il matrimonio con il professor Di Giorgio non sono state famiglie qualsiasi.

Quella d’origine merita un ricordo innanzitutto per quanto fatto in tempo di guerra per la comunità viareggina: casa Dell’Aquila, in località “Cericcia”, nella frazione di Casoli, fu sicuro nascondiglio di combattenti e di intere famiglie di ebrei perseguitate dai fascisti. Angela era inoltre sorella di Domenico Dell’Aquila, partigiano combattente, morto a 23 anni in un conflitto a fuoco con i nazisti sulle Alpi Apuane. A lui sono intitolate una strada a Torre del Lago, una a Camaiore e la piazza del paese di Casoli. Il nonno paterno Ettore è stato invece personaggio di fama nel mondo dell’arte: Preside degli Istituti d’Arte, prima a Urbino e poi a Napoli, le sue opere sono esposte in vari musei nazionali come quello di Valle Giulia a Roma.

E la passione e il talento per l’arte di nonno Ettore sono in qualche modo entrati a far parte anche della famiglia che Angela ha formato con Leonardo Di Giorgio, storico professore di matematica ricordato ancora oggi dai suoi studenti, visto che il figlio Giorgio Di Giorgio è un apprezzato pittore viareggino (ha il suo studio all’angolo fra via San Martino e via Sant’Andrea).

Tornando al marito Leonardo, ha condiviso la passione per lo studio delle materie scientifiche con la passione civile e politica. Fu infatti fra i primi che aderirono alla lotta partigiana, tanto da essere messo in carcere dentro la Torre Matilde (all’epoca prigione) dopo il primo comizio antifascista tenuto in Piazza Nieri e Paolini. Lo ricorda anche Mario Tobino ne Il clandestino, il libro-capolavoro che vinse il premio Strega nel 1962. Ricoprì inoltre la carica di commissario politico durante tutto il periodo della lotta di liberazione. —

Claudio Vecoli
 

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di Redazione web