Gioco
Al Principino torna il premio Viareggio grandi firme
Fra gli ospiti attesi alla cerimonia finale Scalfari, Bellocchio, Muti, Cassese e Paoli Conduce Paolo Di Paolo, Walter Veltroni leggerà le motivazioni dei premi speciali
VIAREGGIO. Il premio letterario Viareggio è tornato ai fasti dei bei tempi andati? Proprio in occasione dei novant'anni precisi precisi da quell'estate in cui Leonida Rèpaci, Carlo Salsa e Alberto Colantuoni lo concepirono sotto un ombrellone sulla spiaggia? Magari è prematuro sbottonarsi con cotanto ottimismo. Certo è che fa impressione leggere i nomi di Walter Veltroni, di Gino Paoli, di Sabino Cassese, di Marco Bellocchio e di Riccardo Muti accanto a quelli del premio letterario. E stasera al Principino, a partire dalle 21, ci saranno (anche loro) oltre naturalmente ai finalisti delle varie sezioni.. Condotta dal giornalista Paolo Di Paolo, la serata finale del Viareggio-Rèpaci conta sull'apporto di grandi nomi. A partire da quello di Walter Veltroni, ex sindaco di Roma ed ex ministro ma anche regista e scrittore nonché ex direttore de L'Unità: sarà lui a leggere le motivazioni dei premi assegnati dalla giuria di cui fa parte, fra gli altri, Luciano Canfora.
Nutrito, come detto, il parterre degli ospiti d'onore: ci saranno il giudice emerito della Corte costituzionale Sabino Cassese, il regista cinematografico Marco Bellocchio, il cantautore Gino Paoli, il fondatore di Repubblica Eugenio Scalfati e il direttore d'orchestra Riccardo Muti. Grandi nomi per un premio letterario che grande lo è stato, forse lo è tuttora a dispetto di una concorrenza spietata e certamente ambisce ad esserlo in futuro. Il traguardo del centenario, dopo tutto, mica è così distante.
Novant'anni, si diceva, sono passati dalla chiacchierata al bagno Lidino in cui Rèpaci e i suoi due amici, a cui si unirono Primo Conti e Gian Capo, decisero di istituire un premio letterario e - volendo citare le parole dello stesso Rèpaci, calabrese di Palmi, morto nel 1985 a Marina di Pietrasanta - «costituire intorno ad esso, con la prudenza richiesta dalla situazione, una possibilità di incontro e di riconoscimento di tutte quelle forze, di quelle testimonianze, che meno avessero subito la pressione ideologica della dittatura».
Era il 1929 e presto il premio Viareggio si sarebbe imposto nel panorama culturale italiano. Qualche nome dei vincitori? Lorenzo Viani, Umberto Saba, Elsa Morante, Pier Paolo Pasolini, Italo Calvino - che un anno rinunciò -, perfino il regista Bernardo Bertolucci con il volume di poesie "In cerca del mistero" emulando così il padre Attilio. E poi Alessandro Baricco, Alda Merini, un esordiente Roberto Saviano. Per non parlare dello speciale Premio internazionale Viareggio-Versilia, assegnato nel corso degli anni a scrittori che poi avrebbero vinto il Nobel per la letteratura come Pablo Neruda, Günter Grass e Mario Vargas Llosa.
Insomma, da qui è passata la cultura del mondo. È così da novant'anni. E chissà per quanto - nonostante tutto - sarà ancora così. —
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