Gioco
No degli hotel alla Versilia modello Ibiza Il Twiga: ma qui si è poco concorrenziali
Albergatori e gestori dei locali notturni a confronto sull’idea di turismo di oggi e di domani
IL DIBATTITO
«La Versilia non è Ibiza. E neppure Rimini. Noi siamo diversi». Un mantra, quello dell’Associazione albergatori di Marina di Pietrasanta che sembra fatalmente entrare in rotta di collisione con la movida delle discoteche della costa. «La Versilia non si sta “riminizzando”, si sta semplicemente impoverendo». Pensiero, preoccupato, di Mario Cambiaggio, amministratore delegato del Twiga. Anche se le rotte, alla fine, fra albergatori e proprietari di locali, potrebbero pure coincidere su un approdo condiviso. «Bisogna ritornare a fare tendenza nel mondo dell’ospitalità e dell’intrattenimento sia diurno che notturno magari inventandoci qualche cosa di diverso – rilanciano gli albergatori – dall’offerta che proponiamo oggi. Naturalmente non possiamo neppure permettere che il nostro territorio diventi un dormitorio nel quale alle 21 tutti andiamo a letto. Sarebbe la morte del turismo. È certamente necessario però uno sforzo comune al fine di fare convivere in maniera armoniosa le diverse tipologie economiche. Noi come albergatori abbiamo sempre sostenuto la tesi che il turismo non si fa con le chiusure, ma si fa soprattutto con il rispetto da parte di tutti gli operatori economici. È però urgente che lo sforzo sia fatto da tutti».
Che è poi la tesi di Cambiaggio e del Twiga. «Partiamo da un presupposto: come Versilia non siamo più competitivi e di conseguenza poco concorrenziali. Fino a 10-15 anni fa la zona ancora reggeva: oggi invece, in spiaggia, durante la settimana, ci sono i nonni con i nipoti, qualche famiglia, gruppetti di giovanissimi. Poi, nel week-end, è il caos, il mordi e fuggi. Il ceto medio viene sempre meno da queste parti perché i prezzi spesso non sono sempre commisurati a quanto si offre. Il Twiga, come noto, ha una politica turistica che privilegia una clientela alta: una linea che ci premia, ma anche noi, viste le nuove tendenze in terra di Versilia, abbiamo deciso di proporre un’offerta solo stagionale e non più per tutto l’anno. Detto questo, se mi guardo intorno vedo molti problemi. Un esempio: provi a cercare un taxi in tarda serata. È un’impresa. O ancora un collegamento di bus funzionale durante la settimana. Mi fermo qui, ma l’elenco potrebbe essere molto più lungo. Vogliamo tornare alla Versilia di una volta, quella che faceva tendenza? Bene, lavoriamo in sinergia, ma si devono privilegiare servizi e proposte di qualità e le strutture vanno adeguate, valorizzate. Farsi poi la guerra, fra attività, è deleterio, ma è quello che sta accadendo».
Anche se gli albergatori, su un punto, non transigono. «Non possiamo accettare che i nostri locali notturni si trasformino in quelli che si trovano a Barcellona, a Ibiza e sulla riviera romagnola. In questi luoghi infatti, le persone soprattutto i giovani, vanno per fare una vacanza dove il giorno sembra la notte e viceversa e dove la vita notturna è sfrenata e all’insegna degli eccessi. Noi siamo diversi, sia come tipologia di clientela, sia come ubicazione dei locali notturni che si trovano adiacenti alle ville o alle strutture ricettive e non isolati e lontani dai contesti abitati».
Modello Ibiza da cacciare come la peste? «Andiamo cauti: Ibiza propone una movida sfrenata, è vero – sottolinea Cambiaggio –, ma è anche isola dove trovi tante famiglie, con nicchie naturali e e zone di massima tranquillità. Una proposta di qualità che, alla fine, premia. Prendersela come sta accadendo, con quelle discoteche che in Versilia fanno il pieno di giovani non ha senso perché così facendo si evita il problema. La verità è che oggi, in particolare da Tonfano verso Viareggio, è questo il target, mentre Forte è ancora un’altra realtà. Lo ripeto: ben venga il turismo di una volta, ma per attirare un certo tipo di clientela medio-alta bisogna puntare su servizi, eventi e strutture di livello. Quello che non è stato fatto in questi ultimi anni».
La chiosa, degli albergatori, è sulla lotta ai rumori. «Sono anni che investiamo nelle nostre strutture anche in tema di abbattimento del rumore, ma purtroppo non basta. Questi locali notturni oltre che rispettare le regole dettate dal piano dei rumori devono anche dotarsi di infrastrutture adeguate. È arrivato il momento che chi genera rumore metta in atto tutte quelle iniziative atte a non creare disturbo e danni economici alle altre attività». —
Luca Basile
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