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Il Premio Viareggio festeggia 90 anni con Scalfari, Bellocchio Cassese, Muti e Paoli

Adolfo Lippi
Il Premio Viareggio festeggia 90 anni con Scalfari, Bellocchio Cassese, Muti e Paoli

Sarà Walter Veltroni a leggere sabato sera le motivazioni: venerdì pomeriggio tavola rotonda sulla storia della rassegna

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VIAREGGIO. I libri, questi meravigliosi oggetti che resistono persino all’invasione dei tablet infernali, saranno protagonisti ancora una volta a Viareggio domani e sabato sera. Se ne parlerà, si rammenteranno, verranno premiati libri di narrativa, poesia, saggistica al “Principino” per la consegna, festeggiando i novant’anni anni, del Premio Letterario Viareggio.

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Saranno ospiti celebrati Eugenio Scalfari, il fondatore del quotidiano la Repubblica ma anche filosofo e poeta, Sabino Cassese, giudice emerito della Corte Costituzionale, Merco Bellocchio, regista di grandi film (l’ultimo è “Il traditore”), Gino Paoli, cantautore e musicista poliedrico, Riccardo Muti, prestigioso direttore d’orchestra di internazionale fama. Walter Veltroni leggerà le motivazioni dei premi.

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La giuria, presieduta da Simona Costa, ha lavorato mesi per formare le terne degli scrittori finalisti. Nel pomeriggio di sabato, alle 15, si concluderanno i lavori con la proclamazione dei vincitori.

Nelle terne compaiono per la narrativa Viola Di Grado, Claudia Durastanti, Emanuela Trevi, per la poesia Annalisa Alleva, Renato Minore, Patrizia Valduga, per la saggistica Chiara Frugoni, Salvatore Silvano Nigro, Saverio Ricci. Vi è il meglio della letteratura italiana oggi.

Si affiancheranno, i vincitori, a nomi nel passato, prestigiosissimi, da Massimo Bontempelli ad Alberto Moravia, da Antonio Gramsci a Mario Tobino, con la particolare sensibilità del fondatore del Premio Viareggio, lo scrittore calabrese Leonida Rèpaci, di cercare e trovare romanzi e poesie che si possono leggere sotto l’ombrellone, da lettori comuni, togliendo alla letteratura l’aura classista di prodotto per intellettuali ed élites , per fare al libro l’accesso anche al vasto pubblico. E infatti il “Viareggio”, come del resto lo “Strega” faceva vendere dalle ottanta alle centomila copie: certo, in anni speciali, quando non si era invasi da altri strumenti di comunicazione. Oggidì un Premio, quando va bene fa vendere nemmeno ventimila copie.

Però i premi resistono perché sanno anticipare le tendenze e i gusti. E perché mettono assieme giurie prestigiose. Per il “Viareggio” parteciperanno infatti Maria Pia Ammirati, Marino Biondi, Luciano Canfora, Ennio Cavalli, Marcello Ciccuto, Franco Contorbia, Francesca Dini, Paolo Fabbri, Pietro Gelli, Emma Giammattei, Sergio Givone, Giovanna Ioli, Giuseppe Leonelli, Mario Graziani Parri, Gabrielle Pedullà, Federico Roncoroni, Anna Maria Torroncelli, con segreteria letteraria Costanza Geddes De Filicaia.

Sono tutte personalità del mondo editoriale. Persone che scelgono i libri da pubblicare. O persone che detengono cattedre universitarie. Non dimenticando che ieri facevano parte della giuria nomi quali Ungaretti e Montale, Moravia e Pasolini, Guttuso e Carlo Bo, Zavattini e Buzzati, Concetto Marchesi o Pirandello.

Dopo anni di rapporti difficili tra il Premio Viareggio e il Comune, per quest’edizione tutto fila liscio grazie all’interesse dimostrato dal sindaco Giorgio Del Ghingaro e dall’assessore alla cultura Sandra Mei. Sicché i novant’anni del Premio verranno riletti un una ragguardevole tavola rotonda che ripercorrerà le vecchie edizioni e ne ripescherà le radici. Partecipano all’evento Marino Biondi (“Leonida Repaci, l’uomo e l’intellettuale”), Ennio Cavalli (“Da Viareggio al Viareggio”), Piero Gelli (“Il “Viareggio” ai tempi di Repaci”), Emma Gianmattei (“Storia e antologia del premio Letterario”) e Adolfo Lippi (“Il premio che fa la letteratura in Italia”).

Novant’anni fa Repaci, assieme ai colleghi e sodali Salsa e Colantuoni, ideò questa manifestazione sotto gli ombrelloni del bagno “Lidino”. Repaci era uno scavezzacollo. Socialista, antifascista, giornalista pungente, voleva che le belle dame che si rosolavano al sole tenessero in mano anche i libri. Eppoi Viareggio era un’arcadia. La frequentavano Thomas Mann e Pirandello, Eric Maria Rilke e Ungaretti, Viani e Moses Levy. Per non parlare di D’Annunzio che al Secco scrisse l’Alcyone. Così sorse il connubio Viareggio-letteratura, connubio che resiste, che ha grandi ambizioni future poiché i libri mai passeranno. La cultura è l’anima di una società. —




 

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