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Va in pensione Giovanni Fontanini anima del Gp dove debuttò Pantani

Va in pensione Giovanni Fontanini anima del Gp dove debuttò Pantani

Era responsabile dell’ufficio sport del Comune di Camaiore. Tanti i personaggi sportivi legati alla “sua” gara 

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il personaggio

Dopo quarantaquattro anni di servizio per Giovanni Fontanini è arrivato oggi l’ultimo giorno di lavoro all’ufficio sport e turismo del Comune di Camaiore. Sessantasette anni, mamma (Ester) camaiorese e padre (Pasquino) modenese, da sempre appassionato di ciclismo (tifoso di Vittorio Adorni), Giovanni ha legato il suo nome per oltre trenta anni all’organizzazione del Gp ciclistico di Camaiore, prima collaborando con il mitico Rodolfo “Stacchini” Rosi, con il quale condivideva oltre la passione per il ciclismo la fede juventina, poi, dopo la morte di uno dei padri storici della manifestazione, passando direttamente sulla plancia del comando. Personaggi forse poco noti alla maggioranza del pubblico ma che indubbiamente hanno scritto pagine importanti nella storia dello sport non solo a livello locale.

È corretto dire che il Gp di Camaiore è stato una pagina importante nella vita di Giovanni Fontanini?

«Senza dubbio. Un’esperienza che mi ha insegnato tanto e che mi ha fatto conoscere tante persone del mondo delle due ruote».

E di questo mondo chi ricorda con maggiore affetto?

«Senza fare classifiche inizio con Mauro Vegni che mi ha sempre aiutato a risolvere i problemi organizzativi. Poi il grande Alfredo Martini (qui Fontanini si commuove visibilmente) sempre disponibile e che non ha mai chiesto una lira o euro qual si voglia dire. Mi diceva sempre “stai tranquillo che la corsa viene bene. Basta che mi alzo in piedi sull’ammiraglia e vedrai che cominciano a fare sul serio”. E così succedeva visto che la corsa era praticamente un banco di prova per chi voleva andare ai mondiali. Poi Franco Calamai il giornalista della Gazzetta he sempre avuto un occhio di riguardo per il Gran Premio di Camaiore e naturalmente Adriano Dezan che proprio nel 2010 chiuse la carriera con la telecronaca dell’edizione vinta da Bartoli».

Come riuscivate a trovare i soldi per organizzare un evento che per lungo tempo ha portato a Camaiore il fior fiore del ciclismo internazionale?

«Avevamo degli sponsor fissi oltre al contributo dell’amministrazione comunale. Senza dimenticare il contributo di tante piccole realtà che davano piccole cifre che andavamo a rastrellare con Bruno Bianchini in una specie di porta a porta».

Qual è l’episodio particolare che la lega al gran premio?

«Subito dopo la leggendaria impresa di Chiappuci nella tappa del Tour del 1992 chiamai l’amico Beppe Martinelli allora diesse della Carrera dicendogli che volevo Chiappucci al Camaiore. Lui mi rispose di non rompergli troppo le scatole e che non solo mi avrebbe portato Claudio ma anche un giovane passato da poco professionista e che in futuro avrebbe fatto parlare di sé: si chiama Pantani mi disse. E un altro dei nostri vanti è quello di avere tenuto a battesimo tra i prof proprio il Pirata».

E il rammarico più grande?

«Non essere riusciti a portare Indurain. Ricordo che Stacchini gli fece una corte serrata ma non ci fu niente da fare. Ma anche quello di non essere riusciti a far crescere il Premio Dezan. Avevamo grandi progetti per la manifestazione che non siamo riusciti a sviluppare». —

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