La protesta
Bruciata la bilancia di un altro attivista del lago
Era l’ultima struttura con due reti rimasta nell’area. Il sindaco di Massarosa: «Fatto gravissimo, chiederò un incontro in prefettura»
MASSAROSA. Era l’ultima bilancia con due reti rimasta nel lago di Massaciuccoli. Una bilancia storica, costruita nel 1954 e tenuta come un gioiellino dai proprietari. Questa bilancia è stata appena date alle fiamme, probabilmente dalla stessa persona che venerdì notte ha bruciato capanna e barche del presidente dell’associazione Rivivilago, Alessandro Lovi. Anche Amerigo Pelosini, proprietario della bilancia storica, è membro dell’associazione, che con tutta probabilità è il vero obiettivo del piromane.
Si tratta di un neonato gruppo che si occupa della tutela del lago. Pelosini peraltro fu il promotore della raccolta firme, presentata prima in Comune e poi approdata in Regione, finalizzata a chiedere agli enti competenti sul lago di snellire la burocrazia per la ristrutturazione di bilance e baracche le quali, ad oggi, sono considerate (dal punto di vista della normativa edilizia) come edifici. «Sono norme talmente rigide che non aiutano i proprietari a ristrutturare le loro proprietà – spiega Pelosini – e così le bilance e le baracche vengono abbandonate».
Pelosini si è accorto dell’incendio ieri mattina. «Ma è probabile che l’abbiamo bruciata la stessa notte in cui hanno bruciato la baracca di Lovi». Per arrivarci, alla bilancia, serve un barchino. E non ci si arriva a caso. È evidente che, chi ha colpito, voleva bruciare proprio quella. I due attivisti non hanno denunciato il fatto alle forze dell’ordine, ma ci ha pensato il sindaco di Massarosa, Alberto Coluccini, a farlo. «È un fatto gravissimo quello che è successo – commenta –. È evidente che si tratta di un atto intimidatorio. Ho già contattato il maresciallo dei carabinieri con cui farò presto un sopralluogo nell’area dei roghi. Poi ho contattato il Parco e domani (oggi, ndr) incontrerò il presidente dell’ente per aumentare i controlli. E infine chiederò un tavolo di discussione in prefettura. È inammissibile quello che è successo». —
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