Italia
J’accuse di Del Dotto: la Versilia fatta solo di orticelli d’interesse
Il sindaco contro le politiche personalistiche: necessaria la condivisione delle visioni
l’intervento
«Leggiamo con piacere, nelle cronache politiche di queste settimane, un ritrovato bisogno comprensoriale nelle politiche versiliesi: sarà l’estate, l’ottimismo o più semplicemente le elezioni regionali che manipolano la comunicazione della politica. E così, chi sceglie di starsene sui territori nel rispetto del mandato amministrativo ricevuto (pochi ma forse più buoni), resta spettatore un po’ allibito dalle sparate del momento. Perché proprio mentre si invoca la Versilia dei sette comuni per spalmare i debiti multimilionari, oppure per condividere il peso dei problemi della balneazione e dell’onta dei divieti (in modo da dare la colpa a quelli che fanno se poi accade qualcosa, ma mai prendendosi una responsabilità), tramonta l’idea dell’istituzione dell’Unione dei Comuni, che resterà comunque in vita a garantire attenzione per colline, forestazione e servizi fondamentali.
E tu, cittadino, trovi scritto nelle cronache che tale istituzione non ha funzionato ma non ti raccontano che quelli che se ne lamentano sono gli stessi che non ci mettevano il personale, che erano impassibilmente assenti o che, infine, ambivano a occupare la poltrona di presidenza.
Stessa storia accaduta per il settore sanitario, dove oggi si riesce con difficoltà a gestire l’ordinario e quel poco è merito del nuovo direttore di distretto, mentre la conferenza dei sindaci (estinta la Società della Salute, che aveva i suoi problemi ma che si è preferito non risolvere: quanta fatica, per alcuni, lavorare...) è uno spazio dove al massimo in un paio di amministrazioni ci si presenta per lavorare sulle deficienze dell’assistenza domiciliare, sulle liste d’attesa per entrare nelle Rsa e sulle code della diagnostica, tutti problemi volutamente irrisolti dalla politica che ha bisogno che quei problemi esistano per giustificare la propria stessa esistenza, basata sulla protesta. E oggi arrivano amministratori portatori di miracoli o di gestioni associate, per suggerire improbabili strade di “politica dell’episodio”, in cui creare momenti di chiacchiera, ma mai strutture e spazi istituzionali coraggiosi di gestione delle funzioni e dei servizi che mancano. Per spiegarla meglio, le istituzioni comprensoriali servono a obbligare gli enti a parlare, al di là dei caratteri personali e delle ambizioni.
I costi? Esattamente gli stessi; tuttavia, le forme di integrazione istituzionale - a differenza delle gestioni associate - obbligano a lavorare, a faticare, a dialogare, cosa che è un problema per chi campa e cerca voti sulle divisioni. Credo che sia giunto per tutti gli amministratori il momento di alzare il tiro delle ambizioni sulle strategie versiliesi, abbassando in pari misura le proprie ambizioni personali. Perché gli strumenti non sono il problema; ma è la mancanza di consapevolezza che bisogna condividere obiettivi che parlano dei veri bisogni della gente. Solo dopo, in base agli obiettivi, si deve avere il coraggio di cercare strumenti efficaci, senza giocare alla meno per la paura di perdere orticelli di potere politico e di interesse economico: e in questo senso, si deve essere ambiziosi, non partendo dallo strumento debole e fittizio (le gestioni associate) bensì da quello più forte (Unione dei Comuni, Società della salute, consorzi) che obbliga tutti a uno sforzo di integrazione e condivisione delle visioni, finalmente sfrondate dai personalismi». —
Alessandro Del Dotto
sindaco di Camaiore
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