Il Tirreno

Versilia

Tragedia in piscina, l’addio a Tommaso. La mamma: «Prego per i bimbi coi suoi organi»

Donatella Francesconi
Tragedia in piscina, l’addio a Tommaso. La mamma: «Prego per i bimbi coi suoi organi»

Cerimonia funebre in una affollatissima pinetina della chiesa di Bicchio. Le letture affidate ai colleghi del padre, sottufficiale della Capitaneria

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VIAREGGIO. Palloncini verdi per l’addio a Tommaso Biggio, morto a nemmeno tre anni dopo essere caduto nella piscina del giardino di casa. Uno - solitario - si avventura in alto, un attimo prima che i colleghi di papà Matteo, sottufficiale della Capitaneria di porto di Viareggio, li distribuiscano. E sembra quasi un segno del piccolo esploratore che non c’è più, ma vuole fare capire “rimango qua”. Come nella poesia di Henry Scott Holland che mamma Lorena Montanelli ha letto fino in fondo, nello spazio verde stracolmo di una comunità torrelaghese che non ha mancato di far sentire il proprio abbraccio: «La morte non è niente. Non conta. Io me ne sono solo andato nella stanza accanto. Non è successo nulla. Tutto resta esattamente come era. Io sono io e tu sei tu e la vita passata che abbiamo vissuto così bene insieme è immutata, intatta». La madre di Tommaso ha anche voluto dedicare la propria preghiera «ai tre bambini che hanno ricevuto gli organi di Tommy, affinché ce la possano fare».

Tartarughine a terra, che zia Lucia Montanelli ha chiesto di raccogliere per i bambini presenti al funerale, pupazzetti verdi, come verde era il peluche che la mamma di Tommaso ha tenuti stretto a sè: «Il nostro ringraziamento», sono state le parole della zia, «va ai parenti, ai colleghi, agli amici. a chiunque ha avuto un pensiero per noi e per Tommaso. Ed alla Capitaneria di porto, ai colleghi di papà Matteo che ci hanno sostenuto e non ci hanno lasciato mai soli, anche nelle cose pratiche». Quei colleghi della Capitaneria che con comandante e vice sono stati protagonisti nelle letture del rito funebre come si fa nelle grandi famiglie, le mani sulle spalle del loro collega, il bacio accennato alla piccolissima bara troppo bianca tra il verde dei pini, ad un passo dalle altalene.

Importanti le parole che gli officianti (don Graziano, don Leonardo e don Andrea) hanno dedicato ai genitori di Tommaso, ma anche a tutti i genitori alla prese con le domanda di una tragedia «per la quale una ragione non la troveremo mai, perché non esiste». E, dunque, «non condanniamoci a trovare una ragione». Ai genitori di Tommaso, che oggi devono raccogliere tutta la forza del mondo per continuare a vivere e far crescere il fratellino di Tommy, il messaggio che dovrà accompagnarli: «Non chiedete il possibile e l’impossibile nel riconoscersi il diritto di non essere perfetti senza lasciarvi imporre il dovere di essere perfetti». Un pensiero al mestiere difficile e a tratti impossibile di essere genitori. —


 

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