Gioco
L’appello del parroco agli abitanti: «Donate 2.000 euro alle chiese»
Don Luca ha appeso dei manifesti nei paesi di Seravezza per raccogliere fondi «Chi va in vacanza ha soldi da donare». Ma c’è chi non l’ha presa bene
SERAVEZZA. Ha lanciato una raccolta fondi per la ristrutturazione delle chiese del territorio, che se non cadono a pezzi poco ci manca. «La chiesa – dice – è un bene di tutti e mi aspetto molta generosità». E fin qui, non fa una piega. Ma poi don Luca Volpi, originario di Pisa, parroco di Seravezza da nemmeno un anno, ha voluto stabilire anche cosa intenda per «molta generosità»: mille o duemila euro a famiglia. E nessuno dica di non poterselo permettere se ha l’auto nuova o se va in vacanza. Il vademecum della beneficenza è contenuto in un manifesto che il sacerdote ha appeso, paese per paese, sulle bacheche delle parrocchie che amministra e che domenica prossima distribuirà direttamente n con un volantinaggio.
Alcuni parrocchiani non l’hanno presa bene. «Ma dove esiste che un prete venga a dirmi quanto devo dare e criticarmi se vado in crociera o alla settimana bianca?», sbotta al telefono un parrocchiano.
Il sacerdote invece rivendica tutto. Il manifesto, le parole, il principio di partenza. «Anche Gesù dice di spogliarci di tutti i nostri beni – spiega a Il Tirreno –. Chi ha non deve tenere per sé, deve dare alla comunità. Un concetto comunista? Forse. La cultura cristiana e il comunismo in questo si assomigliano. La comunione dei beni è l’obiettivo. Poi il comunismo ha tante altre cose negative, come tutto d’altronde». Il parroco chiede quindi di donare mille/duemila a famiglia. Perché così dice la Bibbia. E punto. Ma, spiega, «quella cifra è una media calcolata tra chi ha e chi non ha. Chi non può permetterselo sarà compensato da chi ha maggiori possibilità e possono pagare per altri».
Ecco la lunga spiegazione scritta nel manifesto. «Secondo la tradizione biblica ciascuna famiglia sarebbe tenuta, ogni anno, ad offrire la decima parte del suo reddito per il tempio, mentre, tra i precetti ella comunità cristiana, c’è il dovere di dare quel che serve alle necessità delle comunità e dei poveri. Vista l’attuale situazione economica, non di miseria, ma neppure sufficiente a mantenere tutte le stretture liturgiche-pastorali ereditate dal passato, dovremo scegliere se mantener i beni immobili o abbandonarle. Occorrono decisioni coraggiose personali e familiari, sociali ed ecclesiali; consapevoli che, nel progetto di Dio, è umano “procurarsi l’onesto con il lavoro delle proprie mani, per avere da elargire a chi si trova in necessità”. E non è vero che siamo i più poveri, se ci possiamo permettere l’auto nuovo o la seconda casa, la settimana bianca o la crociera».
Sono appena iniziati i lavori al tetto della chiesa di San Giovanni di Riomagno e presto apriranno i cantieri nelle altre chiese dell’unità parrocchiale di Seravezza. Don Luca Volpi ha lanciato la raccolta fondi per evitare di abbandonare le strutture religiose. Chi volesse può fare un bonifico alla parrocchia di Seravezza all’Iban IT03X0872670240000000236903.
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