Italia
Il futuro dei giornali passa dalle testate locali e dalla cultura
Il dialogo tra Alberto Sinigaglia, il “papà” dell’inserto culturale del quotidiano La Stampa, e Fabrizio Brancoli, direttore del Tirreno
SERAVEZZA. Non ha dubbi Alberto Sinigaglia, colonna portante del quotidiano La Stampa e “papà” dell’inserto culturale TuttoLibri: il futuro dei giornali passerà dalle testate locali e dalla cultura.
È proprio in forza di questa profonda convinzione che il giornalista veneziano (ma che da 45 anni vive a Torino) quando è stato invitato al festival letterario “Trame d’estate” di Seravezza proprio per parlare di giornalismo culturale ha voluto come interlocutore il direttore di un quotidiano locale. Così al suo fianco si è seduto Fabrizio Brancoli, direttore de Il Tirreno.
«Non c’è mai stato tanto bisogno di giornalismo come oggi. Di buone notizie. Il giornale locale conosce il suo territorio, i suoi cittadini e quindi i suoi lettori – ha detto Sinigaglia – c’è una cultura territoriale da stanare: ecco perché la partita del giornalismo culturale se la giocherà il direttore de Il Tirreno piuttosto che i suoi colleghi dei giornali nazionali».
Cultura che passa dalla conoscenza, dall’uso corretto della lingua, dalla formazione e dalla preparazione di chi – ossia il giornalista – si fa mediatore tra gli eventi e i lettori. «Quando penso alla cultura nei giornali – è stata la considerazione di Brancoli – non penso solo alle pagine dedicate alla cultura in quanto tali. Penso piuttosto alla capacità di noi giornalisti di contestualizzare e connettere i fatti, di intrecciarli e offrire così letture su più piani».
“La migliore offerta” si potrebbe dire. E per spiegarla meglio, Brancoli ha citato una metafora a lui cara: quella della casa. «Le notizie per un giornale sono le fondamenta, ma quando si va ad acquistare una casa si tiene conto di tante altre caratteristiche: la posizione, i comfort, i servizi. Ecco noi dobbiamo offrire un giornale che ovviamente non può prescindere dalle sue fondamenta, ma che deve essere dotato di tutto il resto e diventare così appetibile per il lettore».
Una “sapienza nel far giornalismo” che Sinigaglia ha sottolineato ricordando la lezione di due “colonne” della carta stampata, entrambi lucchesi - Mario Pannunzio e Arrigo Benedetti, suo maestro e amico fraterno – senza dimenticare un’altra figura emblematica legata al territorio: quel Manlio Cancogni, versiliese doc, che con una sua inchiesta sull’Espresso ha scritto una pagina indelebile della storia del giornalismo italiano (“Capitale corrotta = nazione infetta”) .
E a proposito di grandi personaggi toscani legati alla cultura e alla carta stampata, l’incontro del Mediceo si è concluso con il ricordo di Giovanni Spadolini, grande giornalista prima ancora che politico illuminato, di cui domenica ricorreva il venticinquesimo anniversario della morte. «Un grande toscano – ha sottolineato Sinigaglia in un gustoso siparietto “campanilistico” con Brancoli – che però ha avuto con la Stampa il suo più lungo rapporto di collaborazione con un giornale». —
Cristina Bulgheri
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