Un esercito di volontari in cambio di un panino e del concerto gratis
Studenti, scout, lavoratori: tante le persone che si sono offerte di contribuire alla realizzazione dell’evento e alla pulizia della spiaggia. Ecco chi sono
Silvio, che di cognome fa Carrucola, vive a Camaiore, ha 59 anni ed è un camionista. Oggi è in ferie e invece di andare al mare, al fiume, in montagna o vattelapesca, magari al bar a giocare a briscola, è qui al palazzetto dello sport di Viareggio, a sistemare giacche e zainetti (pochi in realtà) di adolescenti galvanizzati. Cioè: a fare l’addetto al guardaroba. Il concerto, dice, non ha nemmeno intenzione di andarlo a vedere. «Avevo del tempo libero da dedicare alla comunità ed eccomi qui». Marta Benedusi, invece, ha 19 anni, ha appena finito il liceo e vive nel comune del tartufo bianco: Alba. Fazzolettone al collo – quello degli scout – si è fatta 260 chilometri in treno insieme ad altri otto lupetti piemontesi, come Paolo Sobrero (28 anni) e Giulia D’Agata (anni 17), per stare tutto il giorno accanto ai cassonetti della raccolta differenziata a dire a 40mila persone questo va lì, questo va qua, questo è biodegradabile quindi l’altro bidone, solo per l’amore verso l’ambiente. D’altronde, son lupetti. E Claudia Vannucchi, poi, 24 anni, di Prato, studentessa di ingegneria in Svezia: un cervello pronto a fuggire, ma che oggi è qui, sotto il sole appiccicoso di luglio, anche lei accanto ai cassonetti, perché dell’ambientalismo ne ha fatta una questione di vita, oltre che di lavoro. Poi se ci scappa di vedere il concerto gratis...
Eccolo il popolo dei volontari del Jova Beach party reclutati alla I want you (il famoso manifesto che in America servì a reclutare legioni di giovani per combattere nella Prima e Seconda guerra mondiale); cosa che ha fatto anche un po’infuriare la sinistra pura perché «va bene tutto, ma spacciare lavoro per volontariato no». Centinaia di persone, giovani soprattutto, che si sono offerti un po’per indole (l’attivismo ambientalista) e un po’perché alla fine un concerto del Jova gratuito (con panino e acqua annessi) non fa proprio schifo. E chissenefrega se bisogona stare dodici ore sotto il sole a dire questo va lì, questo va qua, questo è biodegradabile quindi l’altro bidone. I giovani, in fondo, manco lo sentono il caldo. Se ne stanno lì, accanto ai rifiuti, con una maglietta azzurra della Coop (è la cooperativa che ha aderito all’iniziativa) a dire questo qui, questa la, senza mai sbuffare, sempre a sorridere, orgogliosi di contribuire alla causa. «No, non dobbiamo pulire la spiaggia. Dobbiamo solo stare attenti che le persone gettino i rifiuti nel cassonetto giusto. I sacchi pieni poi vengono svuotati da altri ragazzi, che invece vengono pagati», dice Lorenzo Faconti, 20 anni di Sarzana. «Avevo letto che cercavano volontari e ho visto che era coinvolto il Wwf: non ci ho pensato su due volte a offrirmi. Era un modo per unire il divertimento a una causa in cui credo», spiega Nicoletta Brogna, 25 anni, laureata in comunicazione. È ottimista, come il Jova chiede di essere: «Il mondo – grida dal palco – non è un malato terminale. Si può guarire». Basta iniziare. —
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