Il Tirreno

Versilia

in tribunale 

Molesta la cameriera con decine di messaggi, condannato

Matteo Tuccini
Molesta la cameriera con decine di messaggi, condannato

Si era innamorato della donna,  non era ricambiato, ma non voleva mollare. La pena inflitta è stata di 300 euro di ammenda

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VIAREGGIO. Perde la testa per una cameriera di un ristorante e, da quel momento, comincia a tempestarla di messaggi e biglietti d’amore. «Non posso vivere di te», «La notte non penso ad altro», «Sei unica»: viene fuori tutto il repertorio del Casanova un po’ improvvisato che si nasconde in ogni giovane che si rispetti. Ma, a differenza del grande amatore veneziano, lei non gradisce le sue attenzioni. E così lo denuncia.

È un processo singolare, quello che si è aperto a carico di un giovane. E che si è concluso con una condanna, ma solo per molestie: un reato minore. In effetti la pena è lieve: 300 euro da pagare, più le spese processuali. Il presidente della sezione penale del tribunale di Lucca Gerardo Boragine non lo ha, infatti, ritenuto responsabile di un atteggiamento persecutorio e violento, quello che oggi viene riconosciuto come stalking. Perché il corteggiamento, per quanto insistente, non è mai andato oltre. E il sentimento provato dal ragazzo era genuino.

Tutto nasce da un autentico colpo di fulmine che il giovane subisce per la cameriera di un ristorante di cui lui è cliente abitudinario. Il ragazzo le lascia biglietti d’amore sul tavolo e anche sull’auto. Ma lei non ne vuol sapere. Il corteggiamento, però, continua. E si avvale anche degli strumenti moderni, come Facebook. Il giovane invia messaggi con continue richieste d’amicizia alla ragazza, che però ribadisce di non voler aver nulla a che fare con lui.

Ma lui non si dà per vinto. Le scrive dicendole di essere perdutamente innamorato. E di non poter vivere senza di lei. Decine i messaggi che le lascia con ogni mezzo possibile e immaginabile. E a un certo punto la ragazza non ne può più. Dice di essere esasperata e di aver timore di incontrarlo in giro, quando non al ristorante in cui lei lavora. Così lo denuncia.

A carico del ragazzo, perciò, si apre un processo. Il giudice Boragine riconosce che il comportamento è, in effetti, molesto e causa di disturbo per la ragazza. Ma né i messaggi né l’atteggiamento vengono ritenuti pesanti o anche pericolosi.

Da qui la decisione di condannare il giovane innamorato troppo insistente per il reato di molestie, concedendogli le attenuanti generiche per il fatto di non avere alcun precedente penale e per il sentimento sincero che aveva causato tutto questo. La pena inflitta è stata di 300 euro di ammenda.


 

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