Gioco
La storia e i sapori di Camaiore: appuntamento con "Un'altra estate"
Seconda tappa 2019 dell'iniziativa del Tirreno nei borghi più belli della Toscana, tra tradizioni e culture locali
Campus maior, “campo maggiore” in latino. L’etimologia di Camaiore, uno dei sette Comuni della Versilia, è tutta qui - due parole d’uso comune che i romani scelsero per dare il nome a un importante accampamento. Proprio Camaiore sarà giovedì sera la seconda tappa de "Un’altra estate", il viaggio del Tirreno nei borghi più caratteristici realizzato in collaborazione con la Regione, Toscana Promozione, Vetrina Toscana, Fondazione Sistema Toscana e Feisct.
L’appuntamento è per giovedì alle 18 in piazza Diaz, da dove s’imboccherà poi la via Francigena per arrivare alla Badia di San Pietro. La prima presenza umana a Camaiore, che dagli stabilimenti balneari di Lido s’inerpica fin sulle Alpi Apuane, risale a circa 40mila anni fa: gruppi di uomini preistorici neanderthaliani si fermarono alla Buca del Tasso e alla Grotta all’Onda. Fu poi la volta degli uomini Sapiens Sapiens, le cui tracce sono venute alla luce in alcune grotte poste a ridosso della dorsale apuana. Toccò successivamente a Etruschi, Liguri Apuani e, infine, Romani abitare il territorio: questi ultimi, oltre a dare il nome al borgo, bonificarono la pianura di Capezzano dove sorse l’importante fattoria dell’Acquarella, fulcro delle attività agricole versiliesi.
Fondamentale è il periodo medievale: il primo nucleo si formò nel momento in cui Camaiore divenne tappa della Via Francigena. Ad ampliarlo fu nel 1255 il Comune di Lucca, che poi lo fortificò per proteggerlo dalle invasioni. Nel 1437 Camaiore venne occupata dall’esercito fiorentino e per cinque anni passò sotto il governo dei Medici. Nei secoli successivi Camaiore seguì le vicende della repubblica lucchese - nel 1799 subì per alcuni anni l’invasione e il governo provvisorio dei rivoluzionari francesi – fino a che non entrò a far parte del Regno d’Italia.
Ma giovedì sera non si parlerà solo di storia: sarà anche l’occasione per assaggiare piatti tipici come la scarpaccia – rigorosamente salata -, la torta di pepe, i tordelli e alcune novità legate al territorio, a partire dal sorbetto ai fichi della Via Francigena. Un viaggio a tutto tondo, insomma.
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