Giro d’affari da 6 milioni all’anno che continua a far discutere
Gli albergatori hanno chiesto più controlli e obblighi, anche fiscali Ma gli agenti immobiliari non gradiscono: «Troppa burocrazia»
la polemica
Gli affitti ai turisti, o affitti brevi in generale, sono una pietra della discordia ormai da anni. In Versilia, come altrove. I proprietari di seconde e terze case ne traggono un vantaggio evidente, in termini economici. A Viareggio nel 2018 il giro d’affari – basato sugli arrivi tramite Airbnb e sui prezzi degli alloggi – è stato di quasi 6 milioni di euro. Ma i titolari delle strutture ricettive tradizionali vedono questa parte del business turistico come fumo negli occhi. Soprattutto quando, spiegano, il fenomeno è incontrollato e non rispettoso delle regole.
Così la Regione, dopo il pressing soprattutto degli albergatori, ha varato una serie di obblighi. Obblighi che si sono andati ad aggiungere a quelli fiscali già previsti dalla tassazione nazionale: il 21% dell’affitto, la cosiddetta “cedolare secca”, è quanto si deve versare per essere in pace col Fisco. Se nel Comune c’è la tassa di soggiorno, bisogna pagare anche quella: a Viareggio è di 1,50 euro a notte per turista. Dall’importo dell’affitto bisogna inoltre detrarre la percentuale dei mediatori: per esempio Airbnb, che trattiene dal 5 al 14%, e gli agenti immobiliari. Gli appartamenti, poi, vanno registrati e ogni volta che vengono affittati bisogna darne comunicazione al Comune dove si trova l’immobile. Infine bisogna fornire alla polizia l’elenco delle persone che affittano la casa: prassi tradizionale per ogni struttura ricettiva in ossequio alle norme di pubblica sicurezza.
Tutto questo elenco di compiti assegnati a un settore dove prima, diciamocelo francamente, c’era molta libertà – e a volte anche illegalità – ha suscitato lo sconcerto dei proprietari di case, ma anche degli agenti immobiliari. Che assistono i proprietari negli affitti turistici e ne accolgono le doglianze.
Secondo questi professionisti aumentare la burocrazia nel settore è un modo per penalizzarlo, non per regolamentarlo.
«Contrariamente a quanto sostengono gli albergatori – ha detto al Tirreno Alessandro Lombardi, presidente provinciale dell’associazione di agenti immobiliari Fiaip – il turismo dell’appartamento non toglie loro clienti, in quanto chi sceglie l’appartamento è perché cerca l’appartamento e non vuole l’hotel per vari motivi, quali indipendenza da orari, magari perché l’appartamento ha il giardino per il cane (tantissime famiglie hanno animali domestici), maggiori spazi rispetto ad una stanza di hotel, minori costi con possibilità di fare qualche giorno in più di vacanza. È ovvio, toglie loro clienti nel momento in cui nascono delle alternative, fino a quando non ci sono alternative sul mercato la soluzione è una soltanto: hotel, ma questo nel 2019 penso sia utopistico, visto che viviamo nel mondo della concorrenza e della competizione. Allo stesso tempo ci sono molte persone che quando vanno in vacanza non hanno voglia di pensare a niente e quindi preferiscono l’hotel, ma ripeto uno non esclude l’altro». —
M.T.
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