Il Tirreno

Versilia

Cure sbagliate dopo l'operazione, l'Asl dovrà risarcire quasi un milione di euro

Luca Basile
Cure sbagliate dopo l'operazione, l'Asl dovrà risarcire quasi un milione di euro

Pensionato morì poco dopo l’operazione. Secondi i giudici ci fu una «condotta negligente durante la degenza»

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PIETRASANTA. . Una grave omissione nel decorso post operatorio con conseguenze fatali e un maxi-risarcimento che arriva a distanza di 8 anni come epilogo ad un triste ed incredibile episodio di malasanità. A pagare i 940 mila euro complessivi stabiliti dal Tribunale di Lucca sarà infatti l’azienda Usl 12 Viareggio (adesso ospedale unico Versilia - azienda Usl Toscana Nord Ovest): una sentenza che dà ragione alla tesi dei familiari della vittima - rappresentati dall’avvocato Daniela Forti - per una condotta messa a verbale dal giudice Anna Martelli come «negligente ed omissiva dei sanitari nel trattamento post operatorio del loro familiare. Condotta che ne avrebbe provocato il decesso dopo circa due mesi di sofferenze».

Tutto si innesca nell’agosto del 2011 quando un 69enne viene ricoverato all’ospedale Versilia per un’operazione al colon. Nei giorni successivi all’intervento l’uomo però comincia a non sentirsi bene e a presentare febbre, vomito e sudorazione. I familiari cominciano ad allarmarsi, segnalano ripetutamente la situazione ai medici, temono il peggio e si arriva al 5 settembre quando il paziente viene sottoposto ad una Tac: la diagnosi non sembra lasciare molti dubbi, visto che evidenzia una bolla di pus nell’addome. Nonostante questo l’uomo non viene sottoposto ad alcun intervento chirurgico fino al 17 settembre quando entra in sala operatoria, ma la situazione, oramai, è fortemente compromessa. Le settimane successive saranno quelle della sofferenza e del dolore, dei punti di domanda e della rabbia: il 24 ottobre l’uomo muore lasciando nella disperazione la moglie, i figli e tutti i familiari. Una disperazione che si traduce, 3 anni dopo, nell’avvio di una causa civile da parte dell’avvocato Forti contro l’azienda sanitaria. Causa istruita sulla base della consulenza del medico legale Guido Argento, il quale, in ragione della particolare complessità del caso, si fa assistere da uno specialista in chirurgia generale, il dottor Giuseppe Alessandrini.

«La relazione del Ctu (consulente tecnico, ndr), ampiamente e coerentemente motivata sulla base di uno scrupoloso esame della documentazione prodotta - si legge nella sentenza - ha infatti evidenziato un nesso di causalità tra la condotta dei sanitari nel trattamento del decorso post operatorio e il decesso dello stesso, avvenuto per insufficienza multi-organo da shock settico in paziente pluri-operato». Nella relazione di Alessandrini, richiamata e condivisa dal Ctu, si sottolinea proprio come il comportamento dei medici sia stato negligente ed imprudente per avere trattato il paziente per 23 giorni con la sola terapia medica. «La sepsi generalizzata fino al decesso del paziente sono uno logica conseguenza fisiopatologica del ritardo dell’intervento chirurgico effettuato il 17 settembre. Ritardo tanto inspiegabile quanto dannoso per le condizioni del paziente». Per la sofferenza subita dalla vittima il tribunale ha sentenziato un risarcimento a favore degli eredi di 50 mila euro, mentre per il danno la somma che l’azienda sarà chiamata a versare è pari a 890 mila euro.

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