Il lutto
Arrestato per tre omicidi ma il giudice lo scarcera «Io vittima di un complotto»
Turista straniero portato via da Lido diventa un caso internazionale La giustizia italiana lo libera nonostante il mandato di cattura turco
la storia
Una vicenda talmente incredibile da essere per forza vera. Un intrigo internazionale degno del maestro Alfred Hitchock, che ha per set iniziale un hotel di Lido. Dove un uomo è stato arrestato lunedì scorso mentre era in vacanza con la moglie. Ma la giustizia italiana, stavolta, fa il suo corso velocemente. E lo libera, a dispetto di un mandato di cattura delle autorità della Turchia con accuse pesantissime: tre omicidi, tra cui quello di un poliziotto.
Il protagonista di questo giallo è Huseyin Sevinc, 63enne cittadino svizzero di origine turca, di professione contabile in una società di Basilea. Un uomo comune, ma con un passato difficile. È scappato dal suo Paese d’origine dove faceva l’insegnante e il sindacalista, arrivando in Svizzera nel 1984. La Confederazione elvetica gli ha riconosciuto lo status di rifugiato politico e nel 1986 gli ha dato la cittadinanza. Dal 1997, però, pende sulla sua testa un mandato di cattura internazionale, spiccato dalle autorità di Ankara. Che lo accusano di essere un terrorista responsabile di tre omicidi brutali, commessi tra il 1988 e il 1989 in territorio turco.
I dettagli di questi delitti mostrano una ferocia che, se appartenesse a un insegnante ed esponente del sindacato, dimostrerebbe una personalità doppia. Tre uomini minacciati, sequestrati, uccisi. Compreso un agente di polizia.
Perciò quando la polizia italiana riceve, come da prassi, il suo nome nell’elenco degli ospiti dell’Hotel Prestige di Lido, scatta l’allarme rosso: quell’uomo – in vacanza in Versilia da alcuni giorni con la moglie – è ricercato. Così arrivano gli agenti della Digos e lo portano in carcere a Lucca. Ma Sevinc piange e nega tutto. «Sono vittima di un complotto, per il mio impegno politico e a favore dei lavoratori», ha detto ieri al giudice Alessandro Nencini della Corte d’Appello di Firenze. Il giudice gli ha creduto e lo ha scarcerato. «La giustizia italiana è stata rapida ed efficace – afferma Francesco Ceccherini, avvocato che assieme al collega Christoph Amrein difende Sevinc – Già una sentenza della Corte d’Appello tedesca ha dimostrato che il nostro cliente era in Svizzera e non in Turchia nel periodo degli omicidi. E si è mosso anche il ministero degli Esteri svizzero, a dimostrazione della sua buona fede. Ora aspettiamo l’udienza per la richiesta di estradizione, ma siamo fiduciosi». Sevinc, nel frattempo, è libero di proseguire la propria vacanza e poi tornare a casa. —
Matteo Tuccini
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