Il Tirreno

Versilia

fine di un’epoca 

La Ponsi lascia la Versilia dopo 80 anni: 22 lavoratori verso Brescia

Matteo Tuccini
La Ponsi lascia la Versilia dopo 80 anni: 22 lavoratori verso Brescia

Chiude lo stabilimento di Piano di Mommio. Già scattata la mobilitazione: «Inaccettabile, ci stanno portando via tutto»

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VIAREGGIO. «Ci stanno portando via tutto. Non ci si comporta così». Sirio Cortopassi, 60 anni di cui metà trascorsi alla Ponsi, osserva i camion che arrivano allo stabilimento di Piano di Mommio e ripartono, destinazione Monticelli Brusati. Un paesino della Franciacorta, in provincia di Brescia, che dal 30 settembre ospiterà l’unico stabilimento del celebre marchio di rubinetti fondato a Viareggio negli anni Trenta. Oltre ottanta anni di storia che adesso prendono la strada della Lombardia. Lo stesso dovranno fare i ventidue lavoratori oggi impiegati nella zona delle Bocchette: è l’unico modo per salvare il loro posto, come comunicato lunedì dalla proprietà ai sindacati.

Un colpo al cuore per ventidue famiglie versiliesi: gente che oggi, con la formula del part time decisa tempo fa per ridurre i costi, porta a casa 1.000 euro al mese. Hanno figli, la casa, tutta la vita qui. «Spostarsi a Brescia? Per ora non lo ha preso in considerazione nessuno», spiegano Giulio Bertoli e Andrea Berruti, rappresentanti sindacali e in Ponsi da quasi trent’anni. Ma tutti, da queste parti, fanno parte della storia del marchio che una volta era simbolo del made in Italy. Ma che oggi, si spiega, è vuoto come il piazzale del capannone.

«Da quando la famiglia dei fondatori ha venduto nel 2008 – dicono Nicola Riva e Mauro Rossi della Fiom Cgil – con la proprietà passata prima a una finanziaria di Milano e poi nel 2015 alla Ercos, è stato un calvario. Tagli del personale, pensionamenti accelerati il più possibile, due anni di cassa integrazione. L’anno scorso sette licenziamenti con incentivi. Soltanto due anni fa, quando la Ponsi ha lasciato la storica sede del Terminetto per trasferirsi a Piano di Mommio, i dipendenti erano più del doppio. Ma qui, ormai, non c’è rimasto quasi più niente: si fa solo assemblaggio e logistica, la produzione vera dei rubinetti è altrove». Già, dove? «In Cina – ribattono Bertoli e Berruti – L’idea è di trasferire nel Bresciano tutto ciò che rimane di italiano della Ponsi. Eppure, da nostre informazioni, il bilancio dell’anno scorso era stato chiuso in pareggio e quest’anno poteva esserci il segno più». La Ercos, però, ha motivato la chiusura definitiva dello stabilimento con «la sfavorevole congiuntura complessiva relativa ai settori economici in cui opera». La risposta dei sindacati: «È inaccettabile».

Domani ci sarà un incontro in Regione con l’assessore Gianfranco Simoncini per trovare una mediazione. Anche il sindaco di Massarosa Alberto Coluccini si è presentato ai cancelli della Ponsi. «Secondo i lavoratori – ha detto il sindaco – l’azienda ha presentato un piano industriale fino al 2021, prima di inviare questa lettera in cui annuncia la chiusura dello stabilimento. Documenti alla mano, dovremmo capire perché l’azienda non rispetta gli accordi. Il problema riguarda persone e famiglie del nostro territorio che non abbiamo intenzione di lasciare sole». —


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