Il dolore
Sos al Comune per l’ex Mokambo
La consigliera Galleni: «Obblighi il Demanio a sistemarlo o ristrutturi il fabbricato destinandolo a ufficio turistico»
FORTE DEI MARMI. C’è un angolo di grave degrado nella Roma Imperiale dei vip, un angolo che tutti vorrebbero cancellare o veder restaurato e che sorge a due passi dalla mitica Capannina. È l’ex-pizzeria ristorante Mokambo che chiuse i battenti ormai 12 anni fa e che da allora è precipitata in un progressivo degrado che nel cuore della zona più pregiata del Forte non rappresenta certo il miglior biglietto da visita per la città. A riportare d’attualità un tema che sembra irrisolvibile è la consigliere di minoranza Elisa Galleni di Obiettivo Forte che all’insegna di uno sperato sforzo congiunto chiede al Comune di intervenire.
«Credo ci siano argomenti in cui opposizione e maggioranza debbano trovare una sinergia – ha detto Galleni al sindaco Murzi e all’assessore al turismo Polacci (che peraltro ha la sua attività balneare vicinissima all’ex Mokambo, ndr). Lo stabile da troppi anni si trova in un cattivo stato di manutenzione. E non è in linea con l’immagine del nostro viale a mare da sempre ben curato. Il Comune valuti la possibilità di emettere un’ordinanza nei confronti dell’Agenzia del demanio per l’esecuzione dei lavori di manutenzione necessari».
Rispetto al passato - ha sottolineato Galleni - «forse potrebbe esserci ora una nuova possibilità: una recente pronuncia del Tar Toscana avrebbe prefigurato, infatti, l’obbligo del Demanio di provvedere al restauro e alla manutenzione ordinaria e straordinaria degli immobili incamerati. L’ex Mokambo è ormai una pertinenza acquisita al Demanio dello Stato nel lontano 1979. Insomma o il Comune decide di passare all’azione diretta o obblighi il Demanio statale a intervenire. Tanto più che anche il distributore di carburanti che è parte dell’immobile mostra altrettanti segni di degrado dell’edificio che si erano già palesati nella parte chiusa da anni».
Va detto che nel passato più o meno recente si sprecano i tentativi di rivolvere la questione: e tre anni fa ci provò la stessa amministrazione comunale con una procedura comparativa pubblica per aggiudicare il locale per un minimo di 4 anni, aumentabili fino a 20, a seconda dell’investimento che l’eventuale nuovo concessionario si fosse dimostrato disponibile a fare. La procedura a prova di Bolkestein avrebbe dovuto far emergere anche la futura destinazione del locale con una selezione basata sull’idea progettuale più adatta alla struttura e all’ubicazione dell’ex pizzeria. Un procedimento che riscosse nell’immediato l’interesse di tanti imprenditori che si precipitarono a porre domande e richieste di chiarimenti ai competenti uffici comunali. Del resto l’ex-Mokambo è stato in passato uno dei locali di riferimento del Forte e lo sarebbe anche in futuro se tornasse al suo splendore. Poi però per l’ex pizzeria-ristorante non si aprì nessuna strada concreta: forse perché risultarono eccessive le spese per rimetterlo in funzione e bonificarlo a cui sarebbe stata aggiunta per di più anche la concessione annuale, mentre la redditività di un nuovo locale, sia pure in una prestigiosa posizione come quella non avrebbe forse garantito i giusti guadagni. Unica via d’uscita, dunque, o obbligare l’Agenzia del Demanio a fare i lavori sul suo immobile come chiede la consigliera Galleni o concordare un intervento diretto del Comune che nei suoi programmi decida così di ristrutturare direttamente il fabbricato e magari destinarlo poi a Ufficio di accoglienza turistica, col contributo non solo economico ma operativo delle categorie economiche cittadine. — R.F.
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