Il Tirreno

Versilia

AL MUSEO DELLA MARINERIA DI VIAREGGIO 

Un film documentario sulla leggenda dei palombari viareggini

Adolfo Lippi
Un film documentario sulla leggenda dei palombari viareggini

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Stasera alle 21,30 sulla banchina del Museo della Marineria verrà presentato il docu-film “I Palombari” che narra le straordinarie vicende di intere generazioni di lavoratori del sottofondo marino che con la tragedia dell’Artiglio e il ritrovamento dell'oro dell’Egypt resero epopea mondiale le loro gesta. È realizzato da Franco Galimberti, diretto da Claudio Cinquini, scritto da Tommaso Lucchesi, supervisionato da Gianmaria Mallegni. Voce narrante Lorenzo Bertolucci. L'iniziativa è patrocinata dal Comune con la collaborazione del Museo della Marineria. Parteciperanno alla serata il vicesindaco Alberici e l'assessore Mei.

Nel docu-film, che dura 50 minuti, compaiono testimonianze di Wanda Francesconi, Boris Giannaccini, Donatella Borghesi, Claudio Sodini, Armando Mancini. Il docu-film non si limita a raccontare la storia dell'Artiglio e del suo equipaggio ma amplia la ricerca sulle attività dei palombari viareggini, uno dei mestieri di darsena che meglio dimostrò le capacità artigianali di una fiera schiatta di marittimi che scelsero, dai primi del Novecento, di frugare il mare, anziché navigarlo, e nel frugarlo riportare alla luce tante vite credute perse nell'affondamento di sottomarini e tesori di importantissimo valore.

Capostipite di questi palombari fu Alberto Gianni, mitica figura di esploratore subacqueo e noto inventore di macchinari coi quali immergersi e lavorare sui relitti da recuperare. Gianni, viareggino purosangue, era stato iniziato alla scuola Palombari di La Spezia. E già durante il servizio militare si era distinto per aver recuperato un sommergibile affondato davanti alla Palmaria con a bordo 40 uomini. Tutti tratti in salvo. In un cantiere della darsena Gianni perfezionò le torrette che avrebbero osservato i fondali. E alla sua scuola si accostarono altri due palombari viareggini, Aristide Franceschi e Alberto Bargellini. Il trio fu reclutato da un avventuroso imprenditore ligure, Giovanni Quaglia, che aveva messo su una possente flottiglia di barche-recupero. Avevano nomi di grinfie l’Artiglio, il Rostro, il Baffo e l'Arpione. Coi palombari viareggini ed equipaggi italianissimi il Quaglia decise di affrontare l'Oceano e i suoi segreti. Così capitò l'impresa dell’Egypt, un piroscafo carico di tonnellate di lingotti e sterline d'oro e pezzi d’argento di incalcolabile valore, che dopo anni di ricerche fu individuato nei fondali a cento e più metri di profondità, nella punta occidentale della Bretagna. Furono Gianni e Franceschi e Bargellini a trovare la nave. L'avrebbero di sicuro visitata e recuperata. Se nonché, per le pessime condizioni del mare, il lavoro subì una pausa. E il Quaglia spedì l'Artiglio a lavorare su un’altra nave, davanti a Brest. Si chiamava Florence. Il 7 dicembre 1930, per cause mai chiarite, ci fu un’esplosione e l'Artiglio con tutto il suo equipaggio saltò in aria. Morirono tutti. E il mondo intero si commosse. Ne parlarono tutti i principali giornali. Gianni, Bargellini e Franceschi entrarono nella leggenda. Ne scrissero Silvio Micheli e David Scott.

Quaglia però non si arrese. Mise su un Artiglio II con altri palombari viareggini, Mario Raffaelli, Fortunato e Donato Sodini, Raffaello Mancini, Catone Bonuccelli, Giovanni Lenci, Carlo Domenici, Guido Martinelli. Grazie a loro nel 1934 l'oro dell'Egypt fu riportato alla luce e ridato ai Loyd’s di Londra. I palombari divennero celeberrimi e poterono lavorare con le torrette fino agli anni '50. Poi, per le immersioni, si fecero sotto i sub e il mestiere rimase nella storia e nei musei.

Nel docu-film si svela anche un segreto di Gianni. Mentre si trovava a Brest mise incinta una ragazza. Costei partorì un figlio che si chiamò Jan Pierre. Nessuno a Viareggio ne seppe. Ebbene il ragazzo, una volta adulto, divenne parlamentare socialista a Parigi, vice presidente dell'Assemblea nazionale e braccio destro di Mitterand. Un bel giorno aprendo una vecchia scatola di ricordi della madre scoprì d'esser figlio del palombaro viareggino. Così venne a Viareggio e si incontrò coi fratelli Gianni.



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di Redazione web