Sicurezza
Quando la Juventus giocò a Pietrasanta per aiutare l’ospedale
Nel luglio del 1947 la partita indimenticabile con Piola, Sentimenti IV e Parola
LA STORIA
Quando Piola, Rava, Foni, Parola e il leggendario portiere Sentimenti IV, colonne storiche della Juventus, si affacciarono dalle parti di Pietrasanta per giocare una partita di beneficenza per l’ospedale di paese, il dopoguerra era ancora un vissuto quotidiano generoso per disagi, timori e rinunce. Ecco perché la notizia della presenza di quello squadrone a tinte bianconere, dove faceva capolino timidamente alle porte della prima squadra il giovanissimo Boniperti, in Versilia e dintorni fu vissuta con emozioni tracimanti. Settantadie anni dopo quel giorno Giorgio Salvatori, pietrasantino doc, ricorda un’istantanea di vita che inebriò un’intera comunità.
«Era un pomeriggio afoso del luglio 1947. Per vedere quei campioni, venni a piedi dal Forte allo stadio di Pietrasanta facendo quasi tutta la via di corsa – ricorda Salvatori – quell’estate avevo appena finito le elementari e al mattino andavo al mare a piedi, da Crociale a Forte dei Marmi. La tv non c’era e della Juve a Pietrasanta lo venni a sapere da uno zio che lavorava a Torino: a dire il vero noi ragazzi tifavamo soprattutto per il Torino, ma anche la Juve, come gloria e prestigio, non scherzava. Ai cancelli d’ingresso dello stadio c’era ressa e noi più piccoli non potevamo entrare gratis: del resto di soldi ce n’erano pochi. Poi, iniziata la partita, ci lasciarono passare».
Una corsa verso la felicità, quello di Salvatori e degli altri bambini. «Gli spalti erano pieni e le tribune pure, ma usando la solita tecnica delle piccole spinte, riuscii a incunearmi con il naso attaccato alla rete di cinta. Di quell’incontro, mi rimangono chiare immagini della facilità e armonia con cui la Juve giocava, con passaggi lunghi fatti quasi da fermi, che mettevano in confusione la squadra locale. Piola, poi, rappresentava uno spettacolo a parte: dietro di lui i nostri si affannavano anche in due o tre, senza riuscire a controllarlo. Per fare un paragone con i nostri tempi – ricorda Salvatori – mi è tornato alla mente nel tempo, vedendo giocatori come Riva e Van Basten, o l’attuale Ronaldo: velocità, potenza, precisione. Non per niente, fu il capocannoniere ai campionati del mondo di Parigi. Spettacolo nello spettacolo, Sentimenti IV nel secondo tempo fu spostato da portiere della Juve a centravanti del Pietrasanta, forse per farlo muovere un po’: vederlo all’attacco, quando eravamo abituati a sentire Nicolò Carosio che ne descriveva le prodezze da portiere in Nazionale, fu sorprendente. Era velocissimo e, come centravanti, probabilmente non era da meno che da portiere. Finì per fare un paio dei tre gol che mise a segno il Pietrasanta. Nel frattempo, però, la Juve ne aveva fatti nove, molti di Piola. Alla fine applausi per tutti. Eravamo nell’immediato dopoguerra, nella fase della ricostruzione. La Juve era venuta a Pietrasanta per giocare una partita a favore dell’ospedale locale: il dottor Mario Lucchesi, figura storica di quell’ospedale, aveva parlato col suo amico avvocato, Ferruccio Buratti, pietrasantino ed ex istitutore del giovane Giovanni Agnelli e questo rese possibile quel piccolo, grande, mitico incontro di calcio. Incontro che molti della mia età ancora ricordano. E fu una giornata bellissima». — L.B.
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