Gioco
Scanzi: «Porto sul palco l’utopia di Woodstock»
Lo scrittore e giornalista apre questa sera a Palazzo Mediceo il Seravezza Blues con un monologo dedicato all’evento che hanno fatto la storia della musica
Seravezza. Lo definisce «un evento unico» perché senza uguali, né future riproposizioni, «pensato appositamente per il Blues Festival». Andrea Scanzi porterà in scena questa sera alle 21 sul palco allestito nel giardino di fronte all’entrata principale di Palazzo Mediceo a Seravezza Woodstock 50 – Il sogno di un Festival infinito, spettacolo teatrale (ad ingresso gratuito) dedicato al 50° anniversario di quei quattro giorni dell’agosto 1969 durante i quali – afferma il giornalista-scrittore – «si credeva che la musica potesse cambiare le cose». Sarà il prologo del Blues Festival, kermesse internazionale giunta alla quinta edizione che durerà sino a domenica, tra concerti (Fabio Treves e Kenny Wayne gli headliner), enogastronomia (con il Blues Village che comprenderà anche la mostra-mercato della liuteria) e didattica (con il Blues Camp) dopo il prologo della scorsa settimana con «Il cinema del Diavolo», la rassegna curata dal regista Stefano Leone che ha visto per tre serate la proiezione, alle Scuderie Granducali di Seravezza, di film e documentari con richiami al Blues.
Scanzi, da dove trae origine l’idea di uno spettacolo su Woodstock?
«Il merito è degli organizzatori del Blues Festival, Luigi Grasso in particolare, che mesi fa mi contattarono per chiedermi di realizzare qualcosa sui 50 anni dal Festival di Woodstock. Io risposi che sarebbe stata una storia bellissima da raccontare. E proposi quello che sarà l’evento di stasera, una prima nazionale e una data unica».
Woodstock cosa rappresenta per lei?
«Un’utopia a breve termine riuscita. Fu una “rivoluzione buona”: il flower power, la libertà, la musica: aspetti che con il tempo sono andati scemando. Al di là dei risvolti politici, quel Festival comprendeva una quantità enorme di talento artistico. Sfido chiunque a mettere assieme tutti i fenomeni che si esibirono a Woodstock. Per molti di loro fu un “canto del cigno”».
Cosa deve attendersi il pubblico dal suo spettacolo?
«Sarà un racconto di circa due ore nel quale verrà dato ampio spazio all’elevatissima qualità musicale di Woodstock: verranno proiettate alcune delle performance migliori, emblema di una grande forza emotiva, uno spaccato storico-politico di quegli anni. Mi capita, quando racconto Gaber e De André in giro per l’Italia, di far rivedere al pubblico il video di Jimi Hendrix che suona l’inno americano. Attraverso la sua chitarra riecheggiava il boato delle bombe sganciate sul Vietnam. Questa è guerra e, quindi, storia. Woodstock trasmetteva un’emotività impressionante».
Il suo rapporto con Seravezza?
«E’ una città a me vicina e cara. Me la godrò arrivando in sella alla mia moto. Qui nel 2013 proposi “Gaber se fosse Gaber”, lo spettacolo sul Signor G. È davvero un luogo magico».
Sarà lei ad aprire il Blues Festival: come valuta la crescita della kermesse?
«Rientra tra quelle grandi realtà nate in silenzio. E’ un gioiellino del quale sono onorato di far parte, il cartellone è di livello altissimo. Viaggiando molto, ho potuto rendermi conto che l’Italia è un Paese più bello di quanto si creda, anche per merito di eventi come questo». —
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