Il Tirreno

Versilia

LE SPIAGGE ALL’ASTA E LO STELLONE ITALICO

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Il principio è difficilmente contestabile: le spiagge sono un bene pubblico, cioè di tutti i cittadini, non una proprietà privata, quindi chi le ottiene in prestito non solo deve pagare un canone adeguato ma deve dopo un determinato periodo di tempo riconsegnarle allo Stato salvo meritarsi –attraverso un’asta tra le varie offerte – il rinnovo della concessione.

La realtà concreta è molto più complicata: dietro quella concessione ci sono investimenti che richiedono periodi lunghi per essere ammortizzati, anni di sacrifici, imprese e famiglie che con il loro lavoro hanno contribuito a rendere impareggiabile il turismo balneare del nostro paese.

L’eterea astrattezza della norma e la ruvida concretezza della sua applicazione: è tra questi due poli che pendola da anni la questione Bolkestein, la direttiva europea che obbligando a mettere a bando le concessioni demaniali che finora venivano rinnovate automaticamente sta togliendo il sonno ai titolari degli oltre quattrocento stabilimenti balneari della Versilia.

A ribadire la drammatica precarietà della situazione è arrivata questa settimana la pubblicazione della sentenza del tribunale di Genova che, sequestrando come se fosse abusivo un bagno a cui era scaduta la concessione, rende ancora più preoccupante l’oggi e il domani della stragrande maggioranza di loro. Il caos normativo che si è accumulato in questi anni di rinvii, decreti, provvedimenti vari – come ha sottolineato Alessandro Del Dotto, sindaco di Camaiore, avvocato amministrativista e docente universitario – è arrivato a un punto tale che gestirlo è ormai impossibile.

Come uscirne? Nell’attesa e nella speranza che l’Europa non bocci l’ennesimo rinvio del governo italiano nell’applicazione della direttiva, serve evidentemente un ulteriore intervento normativo per regolare la gestione di questa fase transitoria, una posizione in grado di resistere anche giuridicamente a chi da Bruxelles, tra pochi mesi, potrebbe decidere di avviare una salatissima procedura di infrazione nei confronti del nostro paese. Altrimenti non resterebbe che affidarsi allo stellone italico, una svolta a sorpresa come quella che sembrò spalancarsi a metà aprile dell’anno scorso quando Frits Bolkestein, ovvero l’ex commissario europeo che firmò la direttiva nel 2006, disse papale papale che secondo lui la norma che porta il suo nome non dovrebbe valere per le spiagge. Lo disse, salvo essere smentito poche settimane dopo dalla commissione europea in carica, durante una visita a Roma, ospite di un convegno organizzato dall’associazione di imprenditrici balneari Donnedamare e da alcuni parlamentari del centrodestra, con in testa la deputata viareggina Deborah Bergamini.

Chissà, forse il tepore primaverile, la grande bellezza della città eterna, l’irresistibile bontà della cucina trasteverina, fecero vacillare le certezze teutoniche dell’ex commissario europeo, disponendolo a quella capacità tutta italica di trovare il compromesso tra il principio della legge e la realtà della vita anche quando sembra impossibile. —



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