Gioco
Memoria e classicità si fondono insieme nella casa delle Muse di Luca Pignatelli
Nella Villa della Versiliana si apre oggi la mostra dell’artista milanese già protagonista alla Biennale di Venezia e al Museo Bardini di Firenze
Una mostra, La casa delle Muse, pensata e realizzata per la Versiliana, quella di Luca Pignatelli, artista milanese, custode della memoria attraverso dipinti con al centro i volti della statuaria classica. «Il nostro quotidiano è frenetico: voglio sperare che questa mostra nel cuore del parco possa rappresentare, per il visitatore, una pausa in questo divenire trafelato. Una pausa da vivere possibilmente nel silenzio», è il pensiero di Pignatelli, artista milanese già protagonista, in un recente passato, alla Biennale di Venezia e al Museo Bardini di Firenze.
Perché la Versiliana?
«Sono stato invitato a fare questa mostra dalla Galleria Poggiali di Firenze. E ci tengo a sottolineare che il tutto è stato curato da Sergio Risaliti. In realtà ero stato in Versiliana diversi anni fa, ma in tutta sincerità ricordavo ben poco. Ecco, quando sono entrato di recente nella Villa ho scoperto una dimensione unica fatta di penombre, di persiane in legno, di bagliori di luci che filtrano. Qualcosa di unico e di tipicamente italiano come atmosfere. E' stata ed è un'emozione fortissima».
La Villa della Versiliana ha un ruolo centrale nella sua mostra?
«Assolutamente sì: ho pensato di smontare gli arredi presenti per fare emergere questo rapporto fra le mura della villa e i lavori realizzati. E credo che il risultato ottenuto sia quello che avevo immaginato».
Opere inedite che vogliono sottolineare un tema a lei caro: quello della memoria. Cosa rischiamo di perdere?
«Il nostro passato, quello che ci appartiene da sempre... Ho rappresentato, per esempio, l'imperatore Augusto con in dote una macchina fotografica: piccoli strumenti oggi sostituiti dai telefonini e che rischiamo di dimenticare. La custodia della memoria è da sempre centrale nel mio lavoro».
Quanti dipinti ha portato in dote alla Villa?
« Nove e ancora quattro lavori in legno. Parliamo, come detto, di opere inedite».
La casa delle Muse: perché questo titolo?
«Faccio riferimento alla natura variata delle arti che convivono assieme alla loro madre Mnemosyne nello stesso luogo. Secondo questa mitica genealogia, scultura e pittura non possono essere scisse dalla memoria, quindi dalla storia dell’arte che precede ogni atto o invenzione artistica».
Cosa rappresenta, nella sua arte, il mondo classico?
«Un archetipo, non solo di genere o categoria. Archetipi collettivi dell’identità occidentale lo sono certi marmi, certe personificazioni, certi volti, certi corpi atletici o di venusta bellezza. Si tratta di una classicità che integra e comprende anche l’archeologia del moderno, con le sue metropoli, le sue macchine a vapore, volanti in cieli cupi, grandi navi che solcano gli oceani».
E proprio a tale proposito risulta particolarmente allusiva nell'arte di Pignatelli la presentazione per la prima volta in assoluto di due custodie di arpe storiche con all’interno non più teste classiche, ma un rivestimento astratto. Proposte che, nel silenzio auspicato dall'artista, susciteranno una particolare emozione nel visitatore. —
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