Lutto
Guidi: «Mia moglie mi impedì di produrre Il Ciclone»
Il racconto del patron della Capannina durante la presentazione degli eventi estivi «Pieraccioni fece uno spettacolo nel mio locale nel ’94 e lo notai subito»
FORTE DEI MARMI. «Ma lo sapete di quella volta in cui ero sul punto di produrre Il Ciclone?». È un fiume in piena Gherardo Guidi, quasi 79 anni eppure frizzante ed energico come sempre. E con una memoria di ferro, di quelle che accarezzano i dettagli di una vita ricca di eventi, serate, personaggi illustri e le riportano con la fedeltà e la naturalezza di chi l’ha vissuta appieno senza rimpianti.
Anzi, non proprio: quasi senza rimpianti. «Ne ho avuti pochi, ma qualcuno c’è» ammette Guidi alla platea di giornalisti accorsi nel salone della Capannina di Franceschi, lo storico locale che gestisce da 43 anni insieme alla moglie Carla e che quest’anno si appresta a festeggiare i suoi 90 anni di vita con un cartellone estivo ricco di ospiti e serate di grande spettacolo. L’aneddoto è di quelli da ascoltare rapiti, quasi con il fascino della rivelazione.
«Nel 1994 Leonardo Pieraccioni fece una serata in uno dei miei locali – racconta Guidi – e io subito lo notai per la sua bravura. Lo incontrai a fine spettacolo e, parlando, mi raccontò di scrivere sceneggiature per film. Mi piacquero subito: erano I Laureati, Il Ciclone e Fuochi d’Artificio. Avrei dovuto produrli io».
Sorride Guidi, forse pure con un pizzico di amarezza, nel continuare il suo racconto tra l’incredulità dei presenti. «Arrivai anche a portare Pieraccioni a CineCittà, tutto sembrava praticamente fatto – prosegue il patron della Capannina – alla fine però mia moglie Carla mi convinse a fare un passo indietro. Non la convincevano quei film: era un rischio importante investirci, all’epoca si parlava di costi di circa due miliardi di lire e io, che già avevo fatto televisione in Rai, avevo due locali avviati e da gestire qui in Versilia (La Bussola e La Capannina, ndr). Non gliene faccio una colpa, sia chiaro – sottolinea Guidi – ma il suo consiglio per me è sempre stato fondamentale e anche in quel caso seguii le sue parole. Passai così banco a Vittorio Cecchi Gori che, quando gli fu presentato il primo dei tre film, non ne voleva sapere: fu anche in quel caso sua moglie (Rita Rusic, ndr) ad essere determinante convincendolo a produrli».
La voce di Guidi sfuma, come a voler concludere che il resto, in fondo, è storia. Tre pellicole dall’incasso stratosferico che toccarono il picco massimo con Il Ciclone, nel 1996, che al botteghino incassò 75 miliardi di lire (circa 40 milioni degli attuali euro). «Fu un grande dispiacere per me – ammette Guidi – soprattutto perché con Pieraccioni e gli altri ho lavorato poi molto, sia prima che dopo quei film. Ma non bisogna mai guardare al passato con rimpianto. Mi sono dedicato appieno ai miei locali, ho portato qui tanti grandi nomi della musica italiana e mondiale: le soddisfazioni più grandi furono sicuramente Gloria Gaynor e Ray Charles mentre mi dispiacque tantissimo non riuscire a portare alla Capannina Ella Fitzgerald. Entrai in contatto negli anni’90 con il suo direttore d’orchestra – racconta – ma mi disse che non si sentiva bene. Pensando che sarebbe guarita, rimandai all’anno successivo ma le sue condizioni peggiorarono sempre più fino alla sua morte. Una grandissima artista che personalmente, da ex batterista e amante della musica dal vivo, avrei dato tutto per poter ascoltare nel mio locale».
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