Il Tirreno

Versilia

Rischiano di chiudere i laboratori d’arte nel cuore della Piccola Atene della Versilia

Adolfo Lippi
Rischiano di chiudere i laboratori d’arte nel cuore della Piccola Atene della Versilia

Sopralluogo di Italia Nostra negli spazi dell’ex studio Cervietti-Luisi gestiti dall’associazione “La nave dei folli”  

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LA STORIA



Un altro pezzo, importantissimo, di patrimonio artistico di Pietrasanta sta per andarsene. Lì sulla via Sant’Agostino dove lavorarono scultori quasi Botero, Folon, Mitoraj e fruttuose famiglie di artigiani quali i Viviani, i Pasquini, i Lombardi, i Lari, dove tutt’ora, nei 5 studi di scultura, lavorano numerosi artisti italiani e stranieri, per interesse della proprietà, che ha ereditato la vasta area in uso d’arte, pare che vogliano costruirvi appartamenti e negozi. L’idea è agli inizi ma già corre viva preoccupazione in una Pietrasanta che si vanta di essere chiamata “la piccola Atene” e che vede le sue fortune esser fatte dall’intelligenza, dalla poesia, dalla sapienza di tanti maestri pittori e scultori celeberrimi.

È tale l’inquietudine che già se ne sta interessando Italia Nostra e insieme all’ingegner Antonio Dalle Mura si è compiuto un sopralluogo nei vecchi gloriosi e antichissimi studi. C’ero anch’io accompagnato dal poeta Andrea Aloisi, che appartiene alla famiglia Luisi il cui nonno Dario era proprietario dell’immobile.

In via Sant’Agostino siamo in pieno centro a Pietrasanta a due passi dalle vie e piazze dominate da decine di gallerie d’arte di prestigio. Si entra dopo un vecchio cancello di ferro in un giardino semi abbandonato. Poi però si susseguono una serie di studi tutt’ora funzionanti e al piano superiore ha sede una fornitissima e mirabile gipsoteca storica dove sono allocati centinaia di gessi di statue realizzate negli anni dalla ultima guerra ai giorni nostri. Gli eredi sembra che vogliano dividersi questo patrimonio, com’è legittimo, ma, vista l’importanza dei reperti, sarebbe il caso se ne occupasse la Sovrintendenza anche perché di sicuro Dario Luisi, che per anni diresse il prestigioso laboratorio, avrebbe voluto mantenere pubblica questa risorsa. E le scolaresche visitano la gipsoteca e gli studi e hanno modo di contattare artisti e artigiani.

Già il collega Dante Martelli nel libro “I luoghi della Versilia e dintorni che devi proprio scoprire” raccontò la storia di via della Polveriera. Qui, nel 2011, dall’incontro tra le artiste Flavia Robalo e Veronica Fonzo, scultrici argentine, con l’attrice Alessandra Podestà, attrice di teatro, nacque un’associazione culturale che rilevando la gestione dell’ex studio Cervietti creò uno spazio a disposizione degli artisti e degli allievi disposti a partecipare a corsi di fusione, ceramica, gioielleria, disegno, affresco, fotografia, scultura in marmo e legno. Il progetto si chiamò “La nave dei folli” poiché come una barca avrebbe accolto, nel mare dell’intelligenza creativa, vecchi e nuovi talenti. Spesso abbandonati e senza un tetto. La “nave” accolse così le sculture della Robalo, della Fonzo, e poi di Neil Ferber, Rita Meier, Nicola Belluzzi, Sebastiano Leta, Sandro del Pistoia, Jacob Cartwright, Isabella Nurigiani, Paola Tazzini Cha, Franco Pagliarulo. Di quest’ultimo, visitando lo studio, si ha modo di accostare i suoi recenti graffiti che, chiamandosi in Casoli di Camaiore, sgraffiti, renderanno omaggio, sui muri del paese, allo scultore Morabito che assieme a Franco Russoli e al poeta Raffaele Carrieri coi pittori Fausto Maria Liberatore e Lorenzo D’Andrea, furono cittadini onorari dell’amena località nello splendore delle Apuane.

Franco Pagliarulo è vivacissimo disegnatore, tiene una scuola di nudo, conserva le caratteristiche dell’artista cosmopolita (ha studiato a Tokio) e ha contatti con gallerie di ogni dove anche perché ha approfondito la tecnica dell’affresco. A fianco vi è poi lo studio di Lucilla Gattini alla quale il Comune di Pietrasanta offrì anni fa un’ampia mostra in Sant’Agostino. Pieno di vecchie immagini di un’Italia che fu e di sculture audaci e modernissime la Gattini è preoccupatissima, e lo scrive in varie riviste, che finisca in Pietrasanta un artigianato del marmo che fece la fortuna dell’arte italiana (a cominciare da Michelangelo). Dice la Gattini: «Tutti coloro che come me vivono nella scultura e hanno il privilegio di farla qui non possono che testimoniare la serietà quasi severa di uomini costruiti nella dignità del lavoro, le loro malinconie e le esplosioni rumorose di allegria, la ruvidezza che tra imprecazioni e polvere recupera spesso un attimo di commozione… eppure questo piccolo universo mostra allarmanti sintomi di malessere».

La fine degli studi di via Sant’Agostino sarebbe allora un colpo drammatico. Si può ancora scongiurare. —



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di Redazione web