Il Tirreno

Versilia

La commozione di Piagentini: «È lo spirito buono del 29 giugno»

Donatella Francesconi

Il presidente dei familiari delle vittime della strage ha ricordato dal palco la moglie e i figli morti quella notte

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In strada, di nuovo come dieci anni fa, e con la consapevolezza che il cammino dei familiari delle vittime del disastro ferroviario di Viareggio non finisce qui. Per mettere la parola fine alla vicenda giudiziaria relativa ala disastro ferroviario da 32 morti, infatti, c’è ancora lo scoglio del terzo grado di giudizio, in Cassazione. Ma ieri Viareggio, ancora una volta, c’era. A stringere in un abbraccio fortissimo i familiari delle 32 vittime di dieci anni fa, ma anche i rappresentanti delle troppe tragedie d’Italia che l’uomo poteva evitare. In chiusura di serate sulla folla, dal palco, sono arrivate le parole fori e commosse di Marco Piagentini, presidente dell’associazione “Il mondo che vorrei”. Ma anche uno dei feriti gravissimi di quella notte ohe gli ha portato via la moglie Stefania Maccioni ed i figli più piccoli, Luca di soli 5 anni, e Lorenzo, di 2. «Come non ricordare gli occhi di una moglie», sono le parole di Piagentini che raramente mette avanti la propria storia: «Come non ricordare gli occhi di Luca, aperti sul suo papà». Ad ascoltarlo, tra la folla, anche il figlio estratto vivo dalle macerie, grazie all’opera dei vigili del fuoco e dei soccorritori, Leonardo, oggi appena maggiorenne. Quell’orrore oggi ha dato vita ad «uno spirito diverso, che è comunità, che è tendere una mano, che sa di tempo passato ma che non invecchia mai. Raccontatelo ai vostri figli, ai vostri nipoti, a chi volete bene. Raccontategli che oggi c’è un altro spirito buono: è lo spirito del 29 giugno».

Parole che hanno fatto seguito a quelle che Daniela Rombi, madre di Emanuela Menichetti morta a 21 anni dopo 42 giorni di agonia, ha pronunciato per ricordare cosa sono stati questi anni per tutti i familiari delle vittime del disastro ferroviario. Prima di lei Giuliano Bandoni, per l’associazione “le Tartarughe lente” che da dieci anni cura la Casina dei ricordi, ha portato sul palco nel piazzale della Pam lo spirito più vero di Viareggio.

Indimenticabili i ragazzi e le ragazze del “Teatro rumore”: ciascuno di loro, dai più grandi ai più piccoli, ha ricordato una delle vittime, con una breve frase ed il nome. Sulla piazza stracolma il rumore dei fischi dei treni, lunghi, ripetuti, infiniti. L’omaggio ed il ricordo dei ferrovieri alla strage di Viareggio ed la bisogno di sicurezza che questa vicenda ancora pone, dopo due sentenze di condanna per il sistema ferroviario italiano.

Da oggi si ricomincia: l’attesa delle motivazione della sentenza di appello, l’incontro promesso per la metà luglio dal ministro dei trasporti, Danilo Toninelli, presente alla cerimonia religiosa del 29 mattina, il lavoro con il comitato nazionale “Noi non dimentichiamo” perché dopo l’estate c’è l'appuntamento con il ministro della giustizia, Alfonso Bonafede, che per il secondo anno ha incontrato in questa veste le associazioni che fanno parte del comitato nazionale e che ancora una volta si sono ritrovate a Viareggio, il 29 giugno.

C’è tanto lavoro in questi dieci lunghi anni. Lavoro che i familiari della vittime della strage hanno fatto avendo vicino i ferrovieri e l’associazione “Assemblea 29 giugno”.Oltre agli avvocati, i consulenti, gli esperti che sono stati al loro fianco nell’iter giudiziario. Non era scontato. Così come non lo era la città in strada sabato sera. Ma Viareggio non dimentica. —



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