Gioco
Il vescovo Giulietti: «Si è scelto di non dare peso alla vita umana»
Messa al cimitero della Misericordia nel ricordo dell’«orrore del dolore innocente» delle 32 vittime
Dieci anni dopo la notte del gas e del fuoco torna nelle menti e nei cuori di tutti «l’orrore» del «dolore innocente». Primo anniversario del disastro ferroviario del 29 giugno 2009 per il neo vescovo di Lucca, Paolo Giulietti, al cimitero della Misericordia ieri mattina insieme all’intera comunità parrocchiale viareggina, presente con i propri sacerdoti. Seduto in prima fila il ministro dei trasporti, Danilo Toninelli, prima rappresentanza del ministero a Viareggio in dieci anni di battaglia dei familiari delle 32 vittime per ottenere non solo giustizia, ma anche e soprattutto certezza della sicurezza sui binari d’Italia.
La liturgia si fa motivo di riflessione forte nelle parole che monsignor Giulietti dedicata a quanto accaduto quella notte ed al dolore che ancora oggi accompagna ogni passo dei familiari. Nell’insegnamento cristiano «abbiamo imparato con fatica a riconoscere che ogni persona vale infinitamente e non è assolutamente lecito considerare che qualcosa valga di più».
Dal pulpito, oltre alla parola del Signore, risuona l’analisi realistica dei fatto che monsignor Giulietti mette in campo per la sua prima uscita pubblica sul cammino tracciato dagli anniversari del disastro ferroviario: «È appena stata pronunciata la sentenza di appello la quale ci dice che quanto accaduto è stato il risultato di valutazioni responsabili di chi ha considerato che vi fosse qualcosa che aveva più valore della vita umana. E viviamo in un Paese in cui ciò si ripete tragicamente».
Al primo posto, sempre e comunque - così il messaggio forte del vescovo di Lucca - deve essere poso «il valore assoluto della persona, nella sua vita e nella sua dignità». Nella vita pubblica, come in quella privata, quotidiana: «Affinché non ci accada mai di scartare qualcuno perché vale meno di qualche valore economico e di potere». Solo agendo così si può costruire «un mondo migliore, come tutti desideriamo».
Difficile continuare ad ascoltare e trasformare in speranza la rabbia che inevitabilmente morde allo stomaco mettendo mentalmente in fila tutti i pezzi di questi dieci anni, con i familiari delle vittime, insieme ai ferrovieri che li hanno sostenuti, chini su carte processuali, normative, manuali ferroviari per capire sempre di più, per difendersi, per essere voce autorevole lungo i binari d’Italia e chi li amministra.
Per questo toccano ancora di più le parole con le quale monsignor Paolini saluta i fedeli, prima di recarsi al mausoleo che riunisce parte delle vittime: «Un caro saluto ai familiari ed un incoraggiamento alle opere della loro associazione».
Il ringraziamento finale per il predecessore Italo Castellani non arriva solo per cortesia tra “colleghi”: «Ad Italo va la gratitudine per come in quei giorni prima e sempre poi ha accompagnato il dolore di tanti».
Il decennale, due sentenza che indicano con chiarezza chi sono i colpevoli a cominciare dall’ex amministratore delegato di Fs, Mauro Moretti, un lavoro riconosciuto ai familiari delle vittime fuori e dentro dai tribunali. Ed oggi due ministri (nel pomeriggio è stato presente a Viareggio Alfonso Bonafede, ministro della giustizia, la città di nuovo stretta intorno a chi si batte anche per chi non c’è più. In cima a tutto, però, restano due parole per esprimere un sentimento che nessun a sentenza potrà mai placare: «Mi manca», dice Daniela Rombi, parlando della figlia Emanuela Menichetti. Vi mancano, ci mancano. E niente è più come prima, sottolineano i lunghi fischi dei treni in transito da Viareggio. —
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