Il Tirreno

Versilia

le parole di del ghingaro 

Il sindaco: la nostra città è una piazza colma e una volontà ferrea

Il primo cittadino ringrazia ancora una volta i soccorritori e i familiari delle vittime «Merito loro se tutto questo non sarà senza colpevoli»

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viareggio. «Dieci anni fa a Viareggio c’era il fuoco. C’era la notte tinta di rosso, c’erano le persone che morivano. E da quella notte, per tutte le notti di ogni 29 giugno di questi 10 anni, Viareggio non è più stata la stessa».

Così il sindaco Giorgio Del Ghingaro nel suo discorso alla città per il 29 giugno. «La città – dice – interrompe il suo languore estivo per essere qui, adesso. Presente, attiva, partecipe. Sono passati 10 anni: 10 anni di pena, di ricordi, di battaglie. Di incomprensioni spesso, di polemiche. Dieci anni di lotte. Il caso Viareggio è diventato tema nazionale. Come spesso succede a questa città, sempre pronta a salire sulle barricate, Viareggio è divenuta esempio: ha fatto scuola. In primo luogo per i soccorsi: eroici, non finiremo mai di sottolinearlo. Soccorsi che si mossero subito dalla città, poi dalla provincia e dalla regione, infine da tutta Italia. E il nostro più sentito ringraziamento va, di nuovo, a quanti quella sera arrivarono per aiutare: dalle forze dell’ordine ai tanti, tantissimi volontari. Che, increduli, assistevano, divenendone protagonisti attivi, al disastro ferroviario più grande che l’Italia ricordi. Un coordinamento prezioso, che risparmiò a Viareggio un lutto ancora peggiore».

«Dopo – prosegue Del Ghingaro – sono arrivate le leggi speciali dedicate a Viareggio. È iniziata la ricostruzione della strada, con tutte le difficoltà di un posto così denso di immagini e di storie. Ma anche con la volontà di non farne luogo di morte ma di vita. Ci sono case nuove adesso, c’è un giardino. C’è il muro tanto atteso a protezione: e c’è l’arte ad abbellirlo. E poi il processo: unico nel suo genere. Le indagini, la lunga attesa: l’incidente probatorio, il primo grado e poi il secondo, pochi giorni fa. Lo Stato si interroga: non bastano i risarcimenti. Fa i nomi, individua delle responsabilità precise. C’era tensione in quella sala di Firenze, c’era tutto l’amore rappreso da quella notte, pronto a sommergere. C’erano loro: i familiari delle vittime. Sono uomini e donne, madri, padri mariti. Fratelli, sorelle, figli. Colpiti a morte in quello che c’è di più caro: eppure vivi, nonostante tutto. A loro tutti, grazie. Perché è soprattutto merito loro se quella del 29 giugno non sarà l’ennesima strage senza colpevoli di questo Paese. La realtà di Viareggio è questa. È la sua volontà ferrea: coriacea a volte. È questa piazza colma. Fischiano i treni a Viareggio e la città è spazzata da un vento di terra. E ogni fischio è spinto lontano e percorre le strade: tutte le inonda. Ogni fischio si sente sulla pelle, ogni fischio è un brivido. È un pensiero. Oggi la città è unita in questa lunga marcia, mai troppo faticosa. Perché faticosa fu quella notte. E tutte le notti del 29 giugno dopo quella. Notti in cui l’estate si ferma e trattiene il fiato. Viareggio non dimentica. Non può dimenticare». —

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